World War Z – La Recensione

Image from the movie "World War Z"
World War Z (Rob Marshall, 2013)

Film che preferisce offrire qualcosa di significativo (solo) a livello visivo |

Poster for the movie "World War Z"

© 2013 Paramount Pictures − All right reserved.

Gerry (Brad Pitt) è il protagonista del film, interessato tanto a proteggere la sua famiglia quanto il prossimo sconosciuto. Spedito qua e là per il mondo per conto delle Nazioni Unite a servizio di un dottore incaricato di trovare una soluzione all’epidemia che trasforma milioni di uomini in zombie, Gerry deve abbandonare i propri cari se vuole sperare che l’incubo della peste e l’inquietante prospettiva della terza guerra mondiale finiscano.

Il personaggio di Pitt è un eroe hollywoodiano, ed è in quanto tale il cuore pulsante su cui verte lo svolgimento della trama. In effetti sarà lui a dispensare a destra e a manca consigli utili per sopravvivere, a salvare alcune vite e a raccogliere indizi su come trovare una cura – senza dimenticarsi naturalmente di telefonare alla mogliettina ogni qualvolta le circostanze lo concederanno.

Bastano queste poche premesse inerenti l’intuitivo personaggio centrale di World War Z per realizzare immediatamente la forza e insieme la debolezza del film: si tratta di un’opera che si serve della famiglia come (unico) strumento descrittivo di un protagonista eroicizzato e senza macchia. Il tutto ovviamente non può che condurre ad un’esile sotto trama di trascurabile entità in cui manca un effettivo studio psicologico dei personaggi o qualcosa che gli possa assomigliare. Non bisogna però certo fare i difficili in casi come questo, pretendendo di ottenere ciò che non è richiesto: siamo pur sempre in un film che ha obiettivi essenzialmente ludici (fortunatamente). Il limite più evidente di World War Z è semmai quello di aver preso un’insieme di situazioni tipiche dello zombie movie e di non averle valorizzate con alcun tipo di innovazione contenutistica, se non quella di rendere agili i mostri. World War Z potrebbe però offrirci qualcosa di più a livello visivo: a Gerusalemme assistiamo a scene spettacolari (anche in 3D) in cui ammassi di zombie cercano di varcare le mura della città ammucchiandosi l’uno sull’altro in un’immensa piramide “umana”. La fuga degli uomini nelle vie polverose sfocia in un duello predatore/preda implacabile che rimane il punto focale del racconto. E il grosso dello spettacolo arriva qui, dove direttamente da un aereo assistiamo alla tragedia umana che si consuma nella città sottostante, mentre il boing 747 precipita sotto l’attacco delle creature di Romero, che si sono nel frattempo insidiate anche in un centro ricerche.

Da un film così ci si aspetta tanta azione, un po’ di intrattenimento, qualche buono spavento e un tocco di stile. World War Z rispecchia queste caratteristiche, e per questo è uno zombie-movie di successo, per quanto non acclamato quanto un classico -giustamente, verrebbe da dire. Potrebbe essere anche una nota commerciale di poco conto, se non fuorviante, ma è comunque significativo citarla: si è trattato dell’horror (horror?) più atteso del 2013, al pari L’Evocazione. Insomma se a Rob Marshall, regista parecchio versatile (suo “Memorie di una Geisha”), questa volta diciamo che nel complesso è stato bravo forse dopotutto non esageriamo.

– I.B.

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