Twin Peaks: la serie capace di sfidare il cinema

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TWIN PEAKS |

Piccolo grande schermo…

Che un sito adibito a luogo sacro del cinema interrompa il suo lungo silenzio con un breve articolo riguardante una serie tv può apparire improprio. Soprattutto da parte mia, che mai ho considerato il piccolo schermo la dimensione adatta a soddisfare magniloquenti ideazioni autoriali come quella di cui mi occupo oggi.

Sarà ben scritto, ben confezionato e tutto il resto, ma francamente Il trono di spade -tanto per citare la serie del momento, che ho seguito per due stagioni- non mi sembra meritare le dieci ore a stagione del mio prezioso tempo. Rifiuto, il mio, che qualcuno avvertirà essere spocchioso, ma che è figlio della profonda convinzione che la sostitutiva visione di 5 film (se proprio dobbiamo rimanere nella categorie media) sia più proficua, vista l’ingente mole di capolavori cinematografici di cui ogni essere umano dovrebbe nutrirsi nel corso della sua breve esistenza…

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Ma veniamo al dunque, anzi al tuttavia: vi sono eccezioni alla regola in ogni campo, cose o eventi che ti fanno cambiare idea su una tua inamovibile convinzione. Twin Peaks di David Lynch e Mark Frost (sì, omaggiamo anche lui) mi ha catturato fin da subito, e non poteva essere altrimenti essendo stato, un pomeriggio come tanti altri, a suo tempo fulminato sulla via di Mulholland.

È vero, obietterete, in fondo con Lynch rimaniamo comunque “sul cinematografico”, la tv è solo un mezzo per dilatare un racconto, dipanare i fili di un nucleo narrativo notevole in tutti i sensi. E suggestiva, aggiungo. Ma pur sempre di tv si tratta, con il suo antiquato formato 4/3 che fa molto tubo catodico anni ’90.

A differenza di voi, essendo nato a metà di quel decennio, non sono ancora al capolinea di questa avventura, mi sto arrovellando il cervello insieme al mio nuovo amico “agente speciale” Cooper su chi sia il reale colpevole dell’omicidio di Laura Palmer. Sto seguendo pedissequamente la serie ogni giovedì su Sky Atlantic, sono alla seconda stagione. E quando la finirò (una ventina di anni dopo di quanto avrete fatto voi, amici lettori, farò la scoperta della classica acqua calda), sarà solo un arrivederci alla piccola e terribile comunità di Twin Peaks. Sì perché come sapete Lynch tornerà presto tra i boschi vicino Seattle, stavolta con un rinnovato cast di star internazionali al suo seguito (tra cui figureranno, tra i tanti, Tim Roth, Monica Bellucci ed Eddie Vedder).

Ma soprattutto ci arriverà con molta esperienza in più: da quando ha lasciato Twin Peaks, Lynch ha vagabondato sulle strade perdute di un’incubo psichedelico che ha aperto la strada alla (non ufficiale) trilogia del sogno, chiusasi, dopo il memorabile e travolgente passaggio los angelino del 2001 (con cui fa cadere ai suoi piedi la giuria del Festival di Cannes), con l’odissea sgranata di INLAND EMPIRE, l’impero mentale che ha definitamente coronato Lynch come maestro dell’onirismo. I suoi film, come Twin Peaks del resto, hanno suggerito nuove possibilità alla settima arte e al prodotto televisivo, rivestendo l’immagine di un ruolo mai così centrale. Evidentemente, il nostro ritiene siano arrivate le idee giuste per rimettere il suo pesante nome in gioco.

Nel suo piccolo, il grande universo di Twin Peaks ha saputo creare quel misto di familiarità, mistero, angoscia e soprannaturale, una commistione angosciante e tremendamente affascinante di generi, inseriti in uno spazio fisico così ben raccontato…alla faccia di chi lo vorrebbe essere solo una fiction. Ha saputo in tutti i sensi sfidare la superiorità del cinema, mai come in questo caso messa in discussione: soap, noir, thriller, horror, grottesco, comicità, surrealismo, non-sense e chi più ne ha più ne metta.

Lynch investirà poi il Cinema tout court di una nuova fiducia, ma forse non è questo il punto. E’ semplicemente questione che quando ti entrano dentro certi personaggi, poi non se ne vanno più: con Cooper ti succede la stessa cosa, quando inizi ad amare il modo in cui gusta una ciambella o restringe la cerchia dei colpevoli con un metodo zen. Ridicolo? Inspiegabile? No, semplicemente David Lynch, semplicemente Twin Peaks. E non se la prendano i Lannister, se il mio nano preferito è quello della serie dell’inquietante maestro.

Il 2017, intanto, è sempre più vicino. Ce la farà Twin Peaks 3 a battere il cinema, replicando le straordinarie vette raggiunte dalle prime due stagioni?

I.B.

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