The Lone Ranger – La Recensione

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I problemi del film vengono accentuati dal paragone con “Pirati dei Caraibi”

widget_b4vil5ueYJNBNypHmo1tpuevh4zJohn è un avvocato, cresciuto a pane e Locke, tornato nel West per consegnare alla legge il ricercato Butch Cavendish. Durante una spedizione un’imboscata uccide suo fratello Dan e gli altri Ranger. John, ultimo Texas Ranger, viene salvato dall’indiano Tonto e si trasforma in un improbabile eroe mascherato, deciso a ristabilire la Giustizia.

“Squadra che vince non si cambia”. Sembra essere questa la filosofia della Disney e di Jerry Bruckheimer per puntare a un incasso alto in questi tempi non propriamente rosei per il mondo del cinema. Non è infatti difficile leggere dietro ad alcune scelte di casting (Depp in primis) ma anche di team (Hans Zimmer per la colonna sonora) un tentativo di ripetere il successo leggendario della saga sui bucanieri. Le nuove leve (Hammer, Wilson, Wilkinson, Fichtner) si integrano nel gruppo senza troppi problemi, anche vista la loro brillante carriera.

Anche lo stile narrativo risente molto dell’esperienza caraibica, o -smettendo una buona volta di confrontare il film con Pirati dei Caraibi– della struttura di Rango; ma apporta la novità del racconto in flashback, ottenendo una meta-narrazione che risulta talvolta scomoda da seguire (anche a causa degli episodi di racconto nel racconto nel racconto). La sceneggiatura riflette il problema principale del film: ci si prova a slegare dal pattern dei Pirati, ma allo stesso tempo si teme il distacco, fiduciosi che la “copia” otterrà lo stesso successo dell’originale. Si realizza così una pallida e sbiadita imitazione, che risulta comunque apprezzabile e con i suoi punti di forza.

– M.S. & I.B.

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