The Equalizer – Il vendicatore – La Recensione

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Review of: The Equalizer

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Rating:
3
On 20 febbraio 2016
Last modified:24 febbraio 2016

Summary:

Divertente, ottimo visivamente e dal grande ritmo

The Equalizer – Il vendicatore (Antoine Fuqua, 2015)

(Super)Man on fire |

Ci risiamo: ad Antoine Fuqua (il regista di Training Day per intenderci) non piacciono i prepotenti, e quando i cattivi la fanno grossa c’è il rischio che gli eroi dei suoi film perdano le staffe e facciano pagare care (eufemismo) ai primi le loro malefatte. Era successo nell’ultimo “trashissimo” Attacco al potere con un Butler in versione Leonida del ventunesimo secolo alla Casa Bianca; e succede anche qui, dove ad un pacato Denzel Washington basta vedere una giovane prostituta maltrattata per convincersi ad estirpare, con la stessa facilità con cui divora un romanzo di Dickens seduto al tavolo di un bar, la ramificata mafia russa insediatasi stabilmente sull’East Coast.

A Fuqua, lo sappiamo, non piace centellinare sulle proporzioni e preferisce di gran lunga abbondare in ganci, montanti e fantasiose pugnalate: la verosimiglianza della trama non rappresenta certo un valore contemplato (giustamente) in un film come The Equalizer. Il regista sa bene, si vedano gli ultimi Tarantino, che al pubblico basta un eroe simpatico per giustificare anche le più truci azioni di vendetta privata ed è astuto nell’attuare questo principio: poteva effettivamente essere sufficiente questo per farne un buon action. Cosa sorprendente, Fuqua ha compiuto un passo oltre realizzando un’opera molto interessante anche dal punto di vista visivo, grazie all’ottima fotografia (non si grida al capolavoro, intendiamoci, ma la si gode) che regala movimenti di macchina e inquadrature non comuni per un mestierante come il nostro. Il ritmo, nonostante The Equalizer abbia forse una quindicina di minuti di troppo sul finale (che si sentono, per quanto Washington li sfrutti tutti fino all’ultimo per massacrare boss e bodyguards vari), è poi un’arma che l’esperto “director” gestisce alla perfezione, seguendo pedissequamente le istruzioni del manuale della regia. E se la struttura generale del tutto non brilla certo per originalità (se non per il fatto di non essere un sequel: è già qualcosa), spetta al carismatico “man on fire” il compito di intrattenere la platea architettando ingegnose (e spassose) trappole a cui abboccheranno i malcapitati criminali, il tutto in un grande magazzino per il fai da te in stile Ikea. Dopo molti mariti accompagnatori di mogli, la temibile spirale dei grandi centri commerciali low coast inghiotte quindi anche le ben più potenti organizzazioni malavitose. E mentre i nostri, senza temere ritorsioni, tornano alla vita di tutti i giorni (l’impresa è passata sotto il silenzio dei media?), si rimane con un inquietante interrogativo: non sarà che a Denzel e al suo amico poliziotto faranno pagare qualche danno al magazzino, magari con i soldi che servivano alla madre del secondo per gestire il suo ristorante? “Il vendicatore” ci penserà su, magari dopo un buon libro…

I.B.

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Divertente, ottimo visivamente e dal grande ritmo
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