Star Trek Beyond – La Recensione

Image from the movie "Star Trek Beyond"
Star Trek Beyond (Justin Lin, 2016)

Lin si occupa essenzialmente di proporre l’ennesimo giro di giostra senza particolari guizzi né scombussolamenti all’interno delle relazioni tra i personaggi |

Poster for the movie "Star Trek Beyond"

© 2016 Paramount Pictures − All right reserved.

J.J. Abrams è finora l’unico cineasta ad essersi confrontato con entrambe le due saghe gemelle ma antagoniste Star Wars e Star Trek, con risultati encomiabili da ambo i fronti. Il recente impegno profuso per conto della saga di Lucas lo ha esulato dalla carica di regista dell’ultimo episodio sulle avventure dell’Enterprise. Ne abbiamo guadagnato in dicembre con lo stupendo (ad avviso del sottoscritto) Risveglio della forza, ma paghiamo inevitabilmente dazio sull’altro versante dacché la regia di Star Trek Beyond viene affidata a Justin Lin.

Non uno qualunque (il curriculum lo vede già “vantare” una corposa partecipazione all’interno della adrenalinica saga di Fast and Furious), Lin non è comunque in grado di infondere ai personaggi quella umanità di cui Abrams li aveva letteralmente investiti, preferendo di gran lunga concentrare le energie sul versante azione. Se il creatore di Lost aveva cercato di marchiare a fuoco i suoi film con calibrate evoluzioni e cambiamenti nella mentalità e nella psicologia dei suoi eroi (Kirk passava da essere un disordinato donnaiolo a responsabile leader, Spock scopriva come esprimere le proprie emozioni), Lin si occupa essenzialmente di proporre un giro di giostra senza particolari guizzi né scombussolamenti all’interno delle relazioni tra i personaggi.

Colpa anche e probabilmente di una sceneggiatura un poco confusionaria (scritta da Simon Pegg e Doug Jung, che rilevano il precedente terzetto capitanato da Lindelof), incurante di una lunga serie di eventi chiassosi (forse troppo). Se da un lato questi ultimi potrebbero mettere più a suo agio uno come Lin, dall’altro fanno sì che il film nel suo complesso ci perda: approssimativo e senza una reale necessità.

Nel rischioso schema intrapreso dalla saga con Star Trek Beyond non possono non venire in mente alcune preoccupanti analogie con il ciclo Marvel-Avengers (secondo il rituale: situazione iniziale->nemico di turno–>vittoria–>squadra di nuovo unita–>prossima minaccia). Se non fosse che Abrams, nel frattempo, ha costruito con il suo perfetto casting una serie di personaggi le cui familiari peculiarità hanno di fatto rimosso parecchi ostacoli sulla strada che i suoi successori avrebbero percorso, facendoci vivere anche questo episodio minore come una simpatica rimpatriata tra vecchi amici.

Anche esteticamente comunque il film non se la cava male: se gli integerrimi fan di J.J. lamenteranno l’assenza dei noti riflessi lenticolari, al più onnivoro pubblico di blockbuster Star Trek Beyond non dispiacerà, perché, pur affidandosi all’usato sicuro di una partitura scontatissima, non soffre particolari cadute di ritmo e tono. L’augurio è comunque che il prossimo episodio si muova, e alla svelta, dalle pericolose sabbie mobili che potrebbero inghiottire il franchise. E se così non dovesse essere, faremo come Spock e Kirk: cercheremo di trovare una speranza nell’impossibile.

I.B.

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