Sopravvissuto – The Martian – La Recensione

Image from the movie "The Martian"
Sopravvissuto – The Martian (Ridley Scott, 2015)

Ridley Scott dimostra di conoscere tutti i film “extraterrestri” degli ultimi tempi (e anche di quelli andati, Apollo 13 compreso) e forse anche le opere della Marvel che tanto di moda vanno oggi, ma di essersi dimenticato di interrogare il maestro assoluto della fantascienza: se stesso |

Poster for the movie "Sopravvissuto - The Martian"

© 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation − All right reserved.

Abbandonato su Marte in seguito ad una tempesta, l’astronauta della NASA Watney (Matt Damon) deve cercare di sopravvivere sull’inospitale pianeta rosso: cosa si inventerà per non perdere la vita mentre sulla Terra l’agenzia statunitense, scoperto che non è morto come inizialmente supposto, cerca in qualche modo di pianificare una missione di salvataggio?

Erano trascorse tre decadi tra Blade Runner e Prometheus, vale a dire gli ultimi due film di fantascienza di Ridley Scott: un periodo nel quale l’infaticabile cineasta britannico si era confrontato con tutti i generi cinematografici possibili (commedia, road movie, guerra, peplum storico, documentario, crime-movie, thriller, fantasy) senza però mai far ritorno al genere che lo aveva consacrato ad Hollywood. Oggi sembra invece che la fantascienza sia di nuovo al centro delle attenzioni di Scott (complice anche il recente annuncio dell’imminente Alien: Paradise Lost) e Sopravvissuto – The Martian, per quanto credibile e privo di qualunque elemento fantasy, ne è senza dubbio il simbolo, l’icona. Atteso senza particolare hype (forse per la troppa vicinanza cronologica con gli affini -ma non troppo- Interstellar e Gravity), Sopravvissuto – The Martian è poi diventato uno dei titoli più acclamati di questo mese e come conseguenza al box office non se la sta certo passando male. Ma come si è comportato il regista de Il Gladiatore nel suo ultimo lavoro?

Secondo alcuni, stupiti dal senso dello spettacolo del regista, Ridley Scott è ritornato grande accantonando la ricerca dell’epica e della gravità del suo cinema passato con un’opera più bizzarra e spontanea, di cui salta all’occhio soprattutto l’ironia in dosi massicce che stempera una vicenda molto drammatica, al limite della tragedia. Come conseguenza estetica, la proverbiale cura della messinscena viene qui abbandonata, rimpiazzata da una regia più dinamica e incline alla spensieratezza, in cui si fanno largo i nuovi modi di intendere questo genere: presenti le immancabili soggettive, ma soprattutto la narrazione degli eventi scandita attraverso video su monitor e dispositivi digitali (a riprova di quanto un film come District 9 abbia fatto scuola).

A fronte di molte lodi, devo tuttavia ammettere, a malincuore, che personalmente assistendo alla proiezione del film ho visto solo un pigro spettacolo in cui tutti i personaggi erano figurine senza spessore, interpretati da attori fuori ruolo e ambientato in uno spazio dove Scott in passato aveva allestito drammi e avventure di ben altro spessore (Alien, ovviamente, ma anche lo stesso Prometheus). Matt Damon mi è sembrato del tutto innaturale nella parte del protagonista, incapace di accennare anche ad una minima disperazione nell’essere abbandonato ad una distanza siderale da casa. E se dal canto suo Kate Mara passa (non per colpe proprie) come del tutto innaturale nelle ingombranti vesti dell’astronauta, la scelta di mettere Jeff Daniels a capo della NASA mi è parsa troppo ironica anche per un film che ne contiene una dose notevole.

Sedotto oramai da un’industria per cui sforna un film all’anno, Scott si dimostra un professionista esemplare, ma lavorando a ritmi tanto serrati (pochissimi giorni di riprese per film) sembra quasi non permettere all’ispirazione di giungergli in tempo per guidare la sua esperta mano, rimandando anche stavolta l’appuntamento con il capolavoro che manca da oramai una ventina d’anni. In un universo cinematografico che ha ormai familiarità con missioni interstellari e lotta contro la gravità, Scott si limita a riprendere pigramente il concetto di sfida proposto due anni or sono da Cuaron e allestisce i retroscena di una NASA corrotta e incompetente, che però alla fine fa di tutto per salvare il colone statunitense. Proponendosi quindi con uno schema che si inserisce quale ibrido tra i grandi film spaziali visti di recente a Hollywood, Ridley Scott dimostra di conoscere tutti i film “extraterrestri” degli ultimi tempi (e anche di quelli andati, Apollo 13 compreso), forse anche le opere della Marvel che tanto di moda vanno oggi, ma di essersi essenzialmente dimenticato di interrogare il maestro assoluto della fantascienza, uno dei più grandi esponenti del cinema dell’intrattenimento: se stesso.

Non possiamo quindi ritenerci soddisfatti da Sopravvissuto – The Martian anche se… anche se dobbiamo comunque inchinarci di fronte al regista di Blade Runner, che in un’età dove la maggior parte dei suoi coetanei alberga in case di riposo o si gode la pensione riesce ancora a dedicare ogni suo giorno al mondo del cinema, lavorando a ritmi improponibili, devastanti, mai pago di quanto ci ha finora regalato (ed è davvero tantissimo, sebbene diluito in pochi dei suoi numerosi film). Pronto, anche oggi che il suo stile in maniera ammirevole muta ma resta in qualche modo condannato a risultati ripetutamente mediocri, a cercare di migliorarsi e sorprenderci.

– I.B.

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