Sicario – La Recensione

Image from the movie "Sicario"
Sicario (Denis Villeneuve, 2015)

Dove Sicario emerge è nel suo impianto visivo, a metà tra Mystic River e Zero Dark Thirty |

Poster for the movie "Sicario"

© 2015 Thunder Road Pictures − All right reserved.

Quando una manciata di anni fa il Prisoners del regista Denis Villeneuve veniva -nei casi migliori- bollato dalla critica come il lavoro di un talento ancora lontano dalla consacrazione mi chiesi (io che personalmente avevo veramente amato quel thriller) cosa mancasse a quell’opera per fare scuola all’interno del suo genere. Non ho ancora trovato una risposta, né pretendo di farlo in tempo breve considerata la mia ancora limitata formazione, fatto sta che l’ottima accoglienza ricevuta da Sicario ha reso un po’ fiero anche me che ho sempre creduto che il cineasta canadese sia un fuoriclasse.

Classica storia di confine, Sicario fa l’insolita scelta di optare per un volto femminile (quello di Emily Blunt) nel raccontare il violento mondo del traffico di droga, percorrendo il sentiero recentemente tracciato da Kathreen Bigelow. E’ a dire il vero l’unica nota puramente originale in un film che presenta una trama non nuova e a volte un po’ contorta (“tutto apparirà senza senso ai tuoi occhi occidentali”, sentiamo dire alla protagonista da un evasivo Benicio del Toro, e non sappiamo se sia una frase detta anche per cucire qualche strappo nella sceneggiatura).

Non possiamo quindi pretendere che questo film racconti qualcosa di nuovo o inaspettato: dove Sicario emerge è nel suo impianto visivo e nelle idee della regia di uno scatenato Villeneuve, supportato dal sempre irreprensibile lavoro di Roger Deakins che confeziona con eleganza e classe il prodotto (mi è davvero piaciuto a questo proposito la minaccia tesa da Coccicinema, il quale avverte simpaticamente i giurati agli Oscar).

Dal canto proprio, prendendo tra le mani la sua creatura, l’autore di Enemy imbastisce uno spettacolo che ricorda per ovvie ragioni Traffic, tra un eco a Zero Dark Thirty e un mesto rimando finale a Mystic River. Il canadese fa anche un occhiolino metafilmico ad Apocalypse Now, quando una processione di furgoni blindati conduce i nostri attraverso un’impudica città di confine e l’associazione con gli elicotteri del film di Coppola è per il cinefilo irresistibile. E se il film sul Vietnam con Martin Sheen rappresentava l’orrore di un insensato conflitto, Sicario svuota la legge e la morale umana di significato in un mondo di lupi (e in cui alle pecore, vedremo nel raccapricciante epilogo, non rimarrà altro che continuare a vivere senza porre domande).

Sebbene la preferenza per un maestro rivoluzionario come David Cronenberg sia, Sicario alla mano, difficile da ribaltare, ci permettiamo in tutta modestia di inserire a questo punto il nome di Villeneuve nel ristretto club dei grandi registi canadesi a livello internazionale.

I.B.

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