Rogue One, se il Natale ci regala un altro grande Star Wars

Image from the movie "Rogue One: A Star Wars Story"
Rogue One – A Star Wars Story (Gareth Edwards, 2016)

Rogue One è un episodio che ha sfiorato il fallimento ma che alla fine si libra in volo senza ripetere gli altri Star Wars, pur mantenendo il rispetto per la tradizione in gioco |

Poster for the movie "Rogue One: A Star Wars Story"

© 2016 Lucasfilm − All right reserved.

Il fallimento più completo del nuovo Guerre Stellari era dietro l’angolo, inutile negarlo. La minaccia che Rogue One fosse percepito dal pubblico come un’invadente aggiunta apocrifa al canone unanimemente accettato era motivo di curiosità e preoccupazioni per la Disney. Problemi nella produzione e post-produzione a iosa hanno dato il colpo di grazia alle voci di corridoio che già circolavano: forfait di Alexander Desplat alla colonna sonora, riprese aggiuntive per mancata soddisfazione della casa, nuove musiche composte da Michael Giacchino in un solo mese. Poi l’agognato momento dell’uscita pubblica è arrivato e con essa la reazione di pubblico e critica…

Gareth Edwards non solo ha girato un ottimo episodio della serie, cosa già di per sé insperata, ma si è addirittura garantito il lusso di prendere la via esattamente opposta a quella instradata con successo da J.J. Abrams un anno fa. Vincendo la scommessa.

Infatti, laddove il “revival” di lusso de Il risveglio della forza si vantava (giustamente) di aver riproposto l’aspetto scanzonato e ludico della prima trilogia, rifacendosi apertamente all’idea e agli stilemi dei capitoli di Lucas, Rogue One è essenzialmente un film politico e di guerra. Qui il senso universale del viaggio verso l’ignoto viene un tantino soffocato e al suo posto rimpiazzato da uno spettacolo bellico che deturpa in un attimo il fascino della Ribellione e dell’Impero e vi rimpiazza partiti divisi e frazionati. Si tratta di un taglio di più verosimile, ma anche personale da parte del regista.

La nomina della mano che diresse Godzilla ad alzabandiera del nuovo ciclo di Star Wars poteva quindi apparire come l’ennesimo azzardo di un film nato sotto i peggiori auspici, soprattutto considerato il fatto che il suo mostro giapponese era comparso in scena per soli 10 minuti di film in un blockbuster dal budget stratosferico come quello voluto dalla Warner Bros. due anni fa. La volontaria impostazione in sottrazione di quel film aveva creato seri dubbi sulla sua compatibilità con le avventure della Lucasfilm. La saga di Star Wars ha di solito preferito registi che si mettessero completamente nelle mani della produzione (Irvin Keshner, Richard Marquand) piuttosto che teste pensanti con una visione personale del racconto.

Edwards, che paga la presenza di personaggi meno memorabili di Han Solo e Luke Skywalker, realizza comunque un film originale ma anche di sicuro successo: più tetro, aggiornato ai tempi delle guerre per il petrolio (esplicitamente richiamate da un attentato terroristico in una cittadina nel deserto controllata dalle forze militari dell’Impero) e dei database segreti. Senza però rinunciare alla spettacolarità di un 3D finalmente all’altezza (di grande impatto le scene che ci mostrano dall’alto la fortezza tropicale assaltata nella battaglia finale o le inquadrature che rilevano la profondità delle basi nemiche) che sfrutta location mozzafiato riprese a dovere grazie a piani lunghi di grande fascino.

Fascino concesso anche all’apparizione di Vader, tributato da Gareth Edwards con due momenti da antologia che son certo rimarranno nel cuore dei fan. Si percepisce quindi che il look antitetico rispetto all’impostazione data da Abrams ad Episodio VII nasconda in verità un analogo rispetto per la materia e la tradizione in gioco, citata innumerevoli volte in un film però più complesso del solito, dove buoni e cattivi si schierano in fazioni e partiti, estremisti e moderati, ambiziosi e non. Ci sono i droidi chiacchieroni e un ponte sospeso nel vuoto come ad anticipare la rivelazione di Cloud City che di lì a poco seguirà; riferimenti contornati però da un universo meno magico e più umano, colmo di morte ed errori.

L’epilogo ha infine il coraggio per una volta di chiudere una storia per consegnare il film e i suoi eroi alla Storia. Siamo dalle parti di una sorta di tributo, vestito con l’abito da festa dei migliori film per starwarsiani. A sorpresa, dunque, la lieta notizia è che anche quest’anno Star Wars dà lezione di grande Cinema alla concorrenza, senza ripetersi ma senza snaturarsi. Avercene di kolossal così.

I.B.

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