Rango – La Recensione

Image from the movie "Rango"
Rango (Gore Verbinski, 2011)

Un film che nell’aridità del Far West è imbevuto di prodigi digitali mozzafiato |

rango-characters-poster-spagna-1_midCamaleonte a cui Johnny Depp presta la voce, Rango si ritrova in una città nel deserto e conquista subito l’affetto della popolazione di animali locali (roditori, tartarughe e altri) grazie ad una serie di bugie raccontate. I nativi si convincono che egli sia venuto a liberarli da una minaccia incombente.

Chi ha avuto modo di assistere alla proiezione del più recente The lone ranger sa che quest’ultimo sembra una copia live-action mal riuscita di quello che è il film d’animazione più riuscito e originale degli ultimi anni. Sulla carta non sembrerebbe così attraente: parliamo della classica e prevedibile storia western con tanto di duelli sotto il sole e cavalcate nella natura selvaggia. Sullo schermo, pur avvalendosi di un finale intuibile, evita ogni possibile critica grazie a personaggi originali e strabilianti, tecniche d’animazione perfette (da Nickelodeon e Industrial Light And Magic) e a quel tocco di ironia che Verbinski eredita dalla sua recente esperienza con Pirati dei Caraibi. Il ritmo fatica ad alzarsi nei primi minuti, come annientato dal sole cocente del deserto che batte sul piccolo Rango (e potrebbe considerarsi un tributo al genere che omaggia), ma dopo un quarto d’ora non indimenticabile il film diventa un concentrato d’intrattenimento e divertimento, esilarante nei suoi minimi aspetti. Gli animali in digitale vengono resi in maniera brillante, e lo stesso Rango sembra avere -non si offenda Depp- le sembianze di colui che gli dona la voce. Rimarrete sorpresi tanto dai particolari degli ambienti creati al computer (bottiglie al sole che ciondolano, la luce della luna sulla sabbia grigia) quanto dagli omaggi ai western d’annata che il regista regala (un certo “fatti ammazzare” e altri riferimenti ci rimandano ai film di Leone), che comprendono, tra gli altri, l’incontro surreale con uno spettro in stile Clint Eastwood.

In poche parole è un cartone animato che si serve di tecniche digitali avanzatissime e usa un linguaggio cinematografico sorprendente, piacevole e accessibile. Non per tutti però, perché i bambini molto piccoli, alle prese con ambienti e protagonisti troppo lontani dal canone di Walt Disney e DreamWorks, potrebbero trovarsi in difficoltà ad apprezzare un racconto troppo dettagliato per pensare che sia stato concepito come semplice prodotto per piccoli scolaretti.

Come Pirati dei Caraibi, che quasi forzatamente diventa la pietra miliare con cui confrontare ogni nuova uscita di Gore Verbinski, Rango rimane un’avventura divertente ed emozionante, e sebbene il tutto si svolga in un luogo arido e inospitale, il centro ultimo del film in cui la trama si radica nonché elemento scatenante delle imprese degli (anti)eroi rimane lo stesso dei film sui bucanieri: l’acqua come sinonimo di vita e vivibilità, bene prezioso che i buoni vogliono condividere e i cattivi sfruttare.

– I.B.

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