Rachel sta per sposarsi – La Recensione

Image from the movie "Rachel Getting Married"
Rachel sta per sposarsi (Jonathan Demme, 2008)

Il talento c’è, la noia pure |

rachel_getting_married_ver2_xlgQuello del regista Jonathan Demme, autore di Philadelphia e de Il silenzio degli innocenti, è un film che parla in gran parte della solitudine. La protagonista non è Rachel come ci viene suggerito, ma Kym (Anne Hathaway), una donna dal passato familiare difficile appena uscita da un ospedale psichiatrico e decisa a cambiare vita. Il suo ritorno a casa però coincide con il matrimonio della sorella, la Rachel che dà il titolo all’opera: non esattamente il momento più opportuno per risvegliare le vecchie tensioni di sangue e sgretolare la sempre più instabile convivenza con i parenti.

La poca popolarità di questo prodotto assolutamente personale non è dovuta direttamente ad una povertà cinematografica, bensì ad una messa in scena che si allontana dai territori esplorati solitamente dai film popolari, virando “pericolosamente” verso il cinema d’autore. Non a caso la location scelta per girare gran parte del film è la villa del regista (dove viene ambientata la cerimonia) che, per quanto ampia, rimane un palcoscenico piuttosto ristretto per un lungometraggio americano (panoramiche dall’ampio respiro? Assenti). Ci sono anche altri set, è vero, come un ristorante o un club per tossicodipendenti, tuttavia gli spazi sono sempre ristretti e caotici, rispecchiando fedelmente la confusione interiore della protagonista. La presentazione di Demme, costituita da un filmato quasi documentaristico (camera a mano) e deliberatamente priva di un qualsiasi abbellimento tecnico, potrebbe in molti punti essere soltanto teatro filmato, eppure riesce, con la sua trama ristretta a pochi giorni, ad ottenere il devastante ritratto di una vita andata a rotoli. Prepotentemente assistiamo all’umiliazione di che cosa significhi essere oppressa da un padre troppo premuroso o vivere con il rimorso di un passato impossibile da dimenticare. I temi sono quelli cari a tutti, è il modo in cui vengono esposti, semmai, a risultare difficile.

Essendo ciò a cui assistiamo nulla più che un estratto di vita, e per la precisione un weekend, il finale del film non coincide evidentemente con una vera fine o con una svolta. Su questo punto il film diverge con un altra opera per il resto simile, benché europea, vale a dire il sopravvalutato Melancholia di Lars Von Trier: entrambi ci avviano su una strada che tende ad un punto di non ritorno o riconciliazione (in Melancholia amplificato dalla fine apocalittica del nostro pianeta) ed entrambi sono, più che riflessione, forza motrice. Ma se il finale del film di Von Trier poteva avvalersi di un esito pessimistico e inevitabile, definitivo e definito, Jonathan Demme ci regala, come il cinema americano ci ha quasi sempre propinato, un pizzico di speranza con un sole opaco ad invadere l’orizzonte di un’alba dal forte retrogusto metaforico.

Nonostante questi spunti, Rachel sta per sposarsi non è un film facile da vedere, con la sua trama costantemente in attesa di prendere una svolta che evidentemente non può avere e l’assoluta mancanza di qualche elemento di interesse per il grande pubblico (no ai toni da commedia, no ad ogni forma di sentimentalismo: saranno in molti a rimpiangere tutto questo). Non esattamente quello che suggerireste al vostro miglior amico per passare un appagante sabato sera insomma, e tuttavia Rachel merita una visione almeno da parte degli appassionati. Talento ce n’è, lo si percepisce…e un po’ di noia pure.

– I.B.

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