Precious – La Recensione

Image from the movie "Precious"
Precious (Lee Daniels, 2009)

Daniels realizza un film durissimo, tragico e difficile da guardare |

precious-cartelChi ha detto che il cinema indipendente viene sottovalutato dall’Academy? Il 2009, a ben vedere, non fu l’anno di Avatar agli Oscar, ma del film bellico indie della ex-signora Cameron Kathrin Bigelow, The hurt locker, e, sebbene in misura minore, quello di Precious.

Ma il regista Lee Daniels forse ha illuso le aspettative. Ci si poteva aspettare di assistere ad un racconto di formazione duro ed elegante, capace di scaldare il cuore magari con una colonna sonora struggente. Al contrario il film non è solo duro ma è durissimo, non è elegante ma brutale e più che struggente risulta essere sconcertante. E allo spettatore, non molto tempo dopo la poetica citazione iniziale (“everyone is a gift of the universe”, con l’inquadratura che si allarga per fotografare la protagonista), viene scagliata contro una scena tra le più terribili mai apparse sul grande schermo: Oprah Winfrey, nel raccapricciante ruolo di una madre insensibile, insulta la figlia protagonista con tre minuti consecutivi di termini che vanno da “non capisci un ca**o!” a “tr*ia di merda!”, senza tenere conto che soltanto pochi secondi prima la protagonista era stata violentata dal padre, uomo che mai ci viene mostrato ma che si macchia di due incesti in spiacevoli scene soffuse. Daniels non addolcisce nemmeno un poco la vicenda di questa anti-eroina, con una rassegna di temi tra i più contemporanei nell’America di Obama: le ragazze madri, la povertà dei ceti bassi, l’assistenza sociale mal funzionante, l’istruzione carente, l’emarginazione, il razzismo, la diversità come pretesto per imporsi. Il regista trova persino il tempo di giocare con il tema dell’omosessualità, con Precious Jones che scopre la relazione intrattenuta dalla sua nuova insegnante rimanendo colpita dall’affetto e dal calore di una famiglia che a lei è stata sempre negata.

Ma se sul frangente tematico non manca davvero niente, è a quello tecnico che vanno mosse le principali critiche. Daniels sembra indeciso, a metà strada tra l’immediatezza del documentario e la grammatica cinematografica melò del dramma familiare. Il che porta ad un difficile compromesso di tecniche e registri diametralmente opposti. Da un lato la durezza delle immagini e la volgarità della sceneggiatura rendono Precious tristemente realistico, ma dall’altro alcuni momenti di ostentata artificiosità, come quando la protagonista sogna di prendere parte a lussuosi eventi mondani, mettono a disagio chi poi deve dare un giudizio al film. E se non vi accontentate della disparità dei toni potrete sicuramente mettere l’accento sulla mancata capacità di Daniels nel condurre ad una conclusione che soddisfi lo spettatore. D’altra parte Precious rappresenta l’America contemporanea: non sappiamo come andrà a finire realmente, sappiamo soltanto diagnosticare le attuali problematiche e a riflettere su di esse.

Impossibile da guardare un sabato sera, ma da vedere.

– I.B.

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