Now You See Me 2 – La Recensione

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Now You See Me 2 – I maghi del crimine (Jon M. Chu, 2016)

L’imbarazzante sceneggiatura, sbilenca e spesso maldestra, legittima chi guarda a concentrarsi esclusivamente sulla simpatia dei protagonisti |

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Non di rado ai nostri giorni assistiamo a sequel di prodotti originari già di loro sbagliati o comunque non indimenticabili. Succede lo stesso con Now You See Me, il poco riuscito film di Louis Leterrier incentrato su una squadra di prestigiatori impegnata a proporre numeri del tutto particolari, come rapinare la banca di un ricco nobiluomo.

Nonostante il cambio al timone (questa volta in cabina di regia troviamo Jon M. Chu), Now You See Me 2 – I maghi del crimine si pone in diretta continuità con il capostipite, ne recepisce il canone e lo ripropone inalterato (con poco significative sostituzioni all’interno del cast, che vede un paio di non indimenticabili new entry). Si continua in particolare prendendo spunto dall’epilogo del primo film, approfondendone le derive dietrologiche. In questo episodio, i nostri se la devono vedere con un prezioso microchip in grado di tenere sotto scacco la privacy dei suoi utenti.

Come era immaginabile il divertimento fine a se stesso non manca, anche perché l’imbarazzante sceneggiatura, sbilenca e spesso maldestra, legittima chi guarda a concentrarsi esclusivamente sulla simpatia dei protagonisti. A differenza di film come The Prestige infatti, Now You See Me 2 non pretende affatto di fare della magia un manifesto del proprio modo di intendere il cinema: il punto non è nascondere un trucco al pubblico, ma mostrargli fin da subito che un trucco non c’è. La propensione all’abbandono totale e fracassone al divertimento costituisce quindi la prerogativa principale sottesa al film. In questo modo le pretese non sono alte e Now You See Me 2 può mantenersi godibile senza dovere alcunché a chi guarda, nemmeno la sorpresa o lo stupore.

Ignorando le varie incoerenze scritturali, dispiace invece il non essere riusciti a sfruttare degnamente i membri del cast che ruotano attorno al nucleo principali di protagonisti (su tutti Michael Caine, il quale esce di scena con un ignobile scambio di battute). E a mente fredda, non è nemmeno chiaro se l’ironia scatenata dal personaggio di Morgan Freeman, il carcerato che ha tutto a portata di mano (Le ali della libertà) oltre che narratore della storia, sia frutto di una mossa studiata a tavolino o di un involontario incedere verso l’auto-parodia.

Senza porsi domande ci si accontenta di aver assistito ad un film mediocre e che non pretende di essere altrimenti, non si traveste e si fa apprezzare per l’onestà.

I.B.

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