Momenti di gloria #1 – Tuco incontra Padre Ramirez

Tuco

Scene che ci toccano, ci commuovono fino alle lacrime, ci divertono e ci sorprendono. Sono quelli che consideriamo i “chariots of fire” del Cinema, quei minuti (o semplicemente quegli attimi) in grado di rendere un film memorabile. Riviviamoli uno ad uno in questa rubrica, in ordine sparso e assecondando l’ispirazione.

#1: Tuco incontra il fratello (Il buono, il brutto, il cattivo, Sergio Leone, 1966)

È a mio parere la più autentica e malinconica scena de Il buono, il brutto, il cattivo, forse anche dell’intero cinema di Sergio Leone (insieme all’ultimo incontro tra Noodles e Max in C’era una volta in America e alla partenza di Armonica nel finale di C’era una volta il West). Un’impetuosa emotività viene scatenata, senza preavviso alcuno, dal divertito ma al tempo stesso lacerato Tuco di Eli Wallach nel momento in cui dopo anni senza vedersi incontra il fratello Ramirez, nel frattempo divenuto sacerdote. Il loro dialogo rappresenta con poche dure, rozze ma emozionanti battute la sarcastica tristezza del ruolo giocato dal tempo sugli imprevedibili sentieri della vita. Una curiosa anticipazione di quello che sarà il tema centrale dei tre successivi film di Leone, che costituiranno appunto l’omonima, bellissima trilogia.

GoodBadUgly_064PyxurzPrima che tutto accada vi è un preludio scanzonato, in cui Tuco dà prova di essere la (simpatica) canaglia approfittatrice che noi tutti conosciamo e amiamo. Il fratello, fiutati i secondi fini del fuorilegge, non è ben disposto a scherzare con lui. Ma il discorso verte ben presto sulla dipartita dei loro genitori, abbandonati dal brigante 9 anni prima e mai più incontrati. Il puro talento del regista romano viene qui evidenziato da un semplice ed improvviso movimento della macchina da presa, che insegue Tuco dopo la sconvolgente rivelazione di Padre Ramirez, in grado di scatenare un’emozione nello spettatore molto simile a quella provata quando ripensiamo ad un nostro caro che è venuto a mancare. Come deve essere, l’importanza di questo momento ingiustamente caduto nell’oblio a favore dell’epico triello finale viene accompagnato dalla malinconica melodia di Morricone, in uno dei suoi migliori passaggi, sebbene non tra i più apprezzati.

Tra i due viene fuori un litigio (insanabile?) che pone fine al siparietto con immancabile ressa. Ma a differenza di altre occasioni, si tratta di una violenza sorda, bruciante, imbevuta di una carica emotiva repressa. E proprio quando sembra che Leone abbia sparato tutte le sue cartucce, la mdp ci porta all’esterno, dove Tuco e il biondo (Clint Eastwood) si rimettono in marcia verso il noto tesoro dando vita ad uno dei momenti più celebri del cinema tutto: stiamo chiaramente parlando della citatissima frase di Wallach:“è una gran cosa anche per uno come me sapere che, pioggia o vento, da qualche parte c’è un piatto di minestra calda che mi aspetta…” . Un memorabile aforisma, seguito dalla perfetta replica del biondo “Tieni questo…fuma…ti aiuterà a digerire!”, offrendogli il suo sigaro.

Un mix di divertimento e commozione, un impossibile incontro tra rozzezza e poesia, una risata che al tempo stesso mette un nodo in gola, una pallottola bollente che scalda il cuore e incendia lo schermo: è la magia del fantastico cinema di Sergio Leone. A Roma, sua città natale, comanderà anche il Papa, ma nel West la pistola più veloce la aveva il compianto Maestro.

– I.B.


 

Share

10 comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *