Master and Commander – La Recensione

Russell
Master And Commander – Sfida ai confini del mare (Peter Weir, 2003)

Il kolossal di Peter Weir mantiene una dimensione umana che è propria del regista di The Truman ShowL’attimo fuggente e Gli anni spezzati.

poster-737Siamo tutti abituati alle stupidità che quasi tutti i kolossal americani (e non solo) ci propinano. Di conseguenza, è sempre straordinario trovarsi di fronte ad un prodotto intelligente e inappuntabile quanto il Master and Commander di Peter Weir. Ambientato nei Mari del Sud, il film vede una nave inglese (capitanata da Russell Crowe) essere presa di mira da una barca francese. Ridotta in macerie dai cannoni di quest’ultima, la stessa viene riparata dalla forza di volontà dell’equipaggio che, resistendo nelle agitate acque oceaniche, tenterà di inseguire l’imbarcazione nemica e di fare giustizia.

Regista di indubbio talento, Peter Weir ci porta oltre i confini del mare in un mondo sconosciuto, ma i temi dalla ridondanza universale che animano il suo film sono gli stessi presenti in tutti gli altri suoi lavori. Dietro al suo toccante e umano kolossal in costume altro non si cela se non una continua autocitazione, una perseveranza nel portare avanti determinati sentimenti e situazioni che è ammirevole. La tempesta oceanica che mette a dura prova i marinai della Syren è la stessa che Ed Harris scatenava contro Jim Carrey nel precedente The Truman Show. Il suicidio dopo l’insuccesso del fragile ufficiale interpretato da Lee Ingleby è senza dubbio ereditato dall’estremo gesto di Ethan Hawke ne L’attimo fuggente o, ancor prima, dal finale di Picnic a Hanging Rock. Le speranze giovanili di una battaglia eroica poi trasformatesi in qualcosa di poco glorioso presenta l’ammonimento già noto all’epilogo dello straziante Gli anni spezzati con Mel Gibson. Per finire, non si può sorvolare sulle analogie tra il capitano di Russell Crowe e il professore di Robin Williams – in quello che rimane senza dubbio il film più applaudito e sopravvalutato del film maker australiano. Sembra quindi una sintesi perfetta, questa, degli elementi prediletti dal talentuoso cineasta. Che Weir sia riuscito ad amalgamare questi (e tanti altri) ingredienti in un film storico rappresenta un risultato difficilmente migliorabile: intriso come è di ideali e sentimento – in un’epoca dove i film in costume sono di solito inutilmente pomposi e privi di emozioni autentiche – sembra oltremodo difficile che qualcuno lo possa trovare sgradevole. La sua dimensione umana è quindi determinante.

Il cast poi è composto da divi eccellenti. Vi ricorderete certamente a tal proposito come la coppia Russell Crowe/Paul Bettany fosse stata protagonista di un altro bel film di successo, A Beautiful Mind di Ron Howard, ma la relazione a cui danno corpo e voce in questo film è di gran lunga più sottile e complessa, con il primo che si trasforma in un leader più carismatico di Massimo Decimo Meridio e il secondo che ci insegna a rimanere estasiati una volta di più di fronte alla Natura. Il loro confronto/scontro, in cui si legge in maniera piuttosto chiara la contrapposizione tra potere umano e potere naturale, è senza dubbio la più bella cosa dell’intero film, e da questo sfociano i principali spunti di riflessione. Ma gioie parimenti significative vengono dai personaggi più giovani e dai loro sconosciuti volti. Blakeney, a cui viene amputato un braccio, incarna certamente l’ideale della lotta ma anche della lealtà (tema ricorrente nei film di Weir), e la sensibilità mostrata dal giovane Max Pirkis nell’imperarlo è senza dubbio degna di essere ricordata, almeno quanto la prestazione di Lee Ingleby, nel ruolo di un ufficiale poco coraggioso che cerca di ingraziarsi i suoi uomini ottenendo il risultato opposto.

Candidato a ben 10 Oscar (ha vinto quello per la fotografia e per il montaggio sonoro), Master And Commander è uscito nettamente sconfitto dal duello economico con Gore Verbinski e Johnny Depp, ma gli amanti del Cinema qui troveranno gioie maggiori rispetto a quelle regalate dalla (comunque piacevole) saga disneyana dei Pirati dei Caraibi.

Verdetto:

Un altro film ammirevole del pluri-candidato all’Oscar Peter Weir: un kolossal in costume pregevole e ricco di contenuti.

-I.B.

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