Mainardi: zoologia…e Cinema

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1488971270-danilo-mainardi-1In memoria di Danilo Mainardi

In questi giorni il mondo della scienza piange la dipartita del grande Danilo Mainardi, etologo votato alla divulgazione scientifica del comportamento animale e molto presente in rubriche di cui era titolare su giornali (“Sette”, “Oasis”) e tv (puntuale la partecipazione a “Super Quark”). Personalmente ho letto spesso e volentieri i suoi articoli, condividendo pienamente una sua frase riportata proprio in questi giorni sui vari portali web: “La zoologia è una disciplina bellissima, che tanto può regalarci sia di conoscenza che di gioia di vivere”.

Per quanto non di sola accademia si possa campare, una certa cultura naturalistica non farebbe male ad un popolo (soprattutto il nostro) ignorante in materia e sempre pronto a screditare i vari progetti ambientali (come la vituperata reintroduzione dell’orso nell’ecosistema alpino), pur astrattamente conscio che la fauna selvaggia vada tutelata (ergo “va bene proteggerli e mantenerli in vita, ma non in casa mia”), in nome di presunte incompatibilità di cui poco o nulla conoscono.

D’altronde è proprio detta totale ignoranza zoologica ad essere la prima responsabile del complesso rapporto tra l’uomo dell’Antropocene e gli animali del 21esimo secolo. Tale ignoranza, secondo Mainardi, sarebbe in parte dovuta anche al ruolo rivestito dal Cinema (e più in generale dalle arti figurative), dove molto spesso l’animale pericoloso o presunto tale diviene l’emblema del Male puro da esorcizzare, sconfiggere, annientare (si pensi solo a Lo squalo, cinematograficamente un vero masterpiece, ma deleterio sotto il profilo della conservazione della specie e del suo rapporto con la nostra).

Scriveva Mainardi su “Oasis” numero 183 di agosto/settembre 2009 dei problemi legati alla rappresentazione del mondo animale sul grande schermo: antropomorfizzazione, simbolizzazione (cioè la problematica legata alla personificazione del Male a cui accennavo), spaesamento (gli oranghi in Africa per Tarzan: un’incongruenza sfacciata) ecc… Tali problematiche (non del film quindi, ma dei suoi effetti secondari), per quanto una parte del pubblico ne sia indenne perché conscio delle bravate da grande schermo, contribuiscono a diffondere dei modi di pensare sbagliati sugli animali che ci circondano e sul rapporto che dovremmo avere con loro.

È chiaro che gli esponenti più spettacolari del Regno Animale si prestino a rivestire loro malgrado il ruolo di intrattenitore per le masse, che spesso generano metafore, non necessariamente di segno negativo (vedi King Kong, in particolare il remake di Jackson). Qualcosa però, rispetto alle scriteriate produzioni degli scorsi decenni, sembra stia cambiando. Le produzioni più recenti si sono infatti mosse verso realizzazioni più realistiche degli animali, evitando quasi sempre l’effetto paura (peraltro inesistente) di film immondi come Prey e preferendo rivestire le creature di forti valenze morali/ambientalistiche (emblematico il Godzilla di Edwards). Inoltre, a distanza di qualche anno dalle parole di Mainardi circa il ruolo marginale di animali fondamentali all’interno dell’ecosistema ma emarginati dal circuito dell’intrattenimento in nome di una cieca spettacolarizzazione, le tecniche di ripresa sempre più avanzate della BBC hanno reso possibile traguardi come Planet Earth 2, che non a caso qualcuno ha definito “un’ode agli animali di serie b”. Anche Avatar, uscito poco dopo la pubblicazione del pezzo di Danilo, è passabile di una lettura ecologistica.

Non tutti ovviamente si accodano a queste nuove tendenze, perché si fatica ad interessare il pubblico facendo leva su un campionario bestiario che lo spettatore medio crede di avere addomesticato da tempo. Nemmeno i dinosauri suscitano più il fascino irresistibile dei primi anni ’90, tanto che nell’ultimo Jurassic World ci si è dovuti inventare un dinosauro ibrido del tutto inverosimile e creature dall’aspetto “animatronico” per rintuzzare il portafogli della Universal.

Quindi le parole di Mainardi, ricche di spunti di riflessione, sono state fortunatamente superate da produzioni più evolute sotto il profilo zoologico: non resta che sperare in un Cinema più maturo per acquisire una maggior consapevolezza ambientale. Come diceva il compianto scienziato, attraverso gli animali è possibile imparare qualcosa di più anche su come siamo fatti noi.

I.B.

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