Mad Max: Fury Road – La Recensione

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Mad Max: Fury Road (George Miller, 2015)

Ciò che davvero impressiona di Mad Max: Fury Road è la sua costruzione dell’azione monumentale ed esagerata, scandita tanto dall’intelligente montaggio quanto dalla colonna sonora che annovera temi davvero notevoli |

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Quando portali come Rotten Tomatoes classificano il blockbuster Mad Max: Fury Road al comando della graduatoria dedicata ai migliori film del 2015 non è facile nascondere un pizzico di delusione se all’interno di un pur validissimo action movie come quello creato dal veterano George Miller si riscontrano almeno una parte di quei difetti comuni un po’ a tutto il filone a cui questa saga appartiene: battute talvolta esagerate e un po’ pompose, qualche personaggio secondario indigeribile e una velocità nei frame un po’ eccessiva anche per un film incendiato dalla benzina. All’interno di un lavoro che non sa cosa significhi il termine “sobrietà”, qualche momento di troppo (come gli allucinati -e mal resi- incubi di Max) risulta fin troppo fastidioso, e alla fine del film concordare con chi parla di capolavoro epocale diventa obiettivamente arduo.
Nulla da dire invece se davanti allo schermo ci si appresta a mente sgombra: Mad Max: Fury Road è un film ben realizzato. Usando più stunt che CGI, Miller ha rimediato alla pochezza di un plot veramente striminzito con una fantasia nelle scene d’azione che lascia a bocca aperta in diversi momenti del film. E il fatto che lo stesso Tom Hardy si sia dovuto cimentare in prima persona con sequenze girate a 100 chilometri orari la dice tutta su quanto il padre della saga abbia voluto privare i capitoli di Fast & Furios dell’ambita ghirlanda di “re della velocità”. La forza di “Mad Max: Fury Road” è inoltre alimentata dai suoi dettagli, elementi che descrivono da soli l’epoca in cui la vicenda è ambientata, tra cui si ricordano una cintura di castità davvero particolare e l’originale armatura indossata dal villain Immortan Joe. Il lungo inseguimento di Max (un monolitico Tom Hardy) e Furiosa (Charlize Theron) attraversa un deserto (fotografato in maniera incredibile) in cui Miller fa succedere un po’ di tutto, fatto sta che ciò che davvero impressiona del film è la sua costruzione monumentale ed esagerata, scandita tanto dall’intelligente montaggio quanto dalla colonna sonora di Junkie XL che annovera temi davvero notevoli (un ascolto alle musiche dopo la visione è d’obbligo). Resta poco altro da dire (anche perché si rischierebbe di dire troppo), soprattutto di un film come questo dove non ci si parla affatto e ci si rincorre soltanto, e da chiarire rimangono a mio parere due sole questioni a cui lascio al lettore la risposta:

1) Come faccia Tom Hardy a partecipare a soli progetti vincenti  (per gli smemorati citiamo Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Warrior, La talpa, Inception), tanto che citare un suo passo falso risulta, filmografia alla mano, praticamente un’impresa persa in partenza

2) Se l’idea di Miller di far comparire in numerose scene i figli di Immortan Joe deformati e debilitati trattati come fantocci possa risultare particolarmente pungente, doloroso e irrispettoso nei confronti di chi tra il pubblico ha la sfortuna di essere portatore di malattie rare.

Questa seconda questione risulta delicata, e a mio modo di vedere, al di là della potenza dell’idea di base di Miller, costa al film la penalità di almeno mezza stella.


Il cinema migliore è quello in cui l’azione è lunga e i dialoghi brevi.John Ford

– I.B.

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One comment

  • Bellissima recensione!
    Complimenti per la nuova grafica, è pazzesca! Avrò modo nei prossimi giorni di inoltrarmi più approfonditamente nel sito 😉
    Concordo su quello che dici di Mad Max, mi ero fatto delle grandi idee su questo film che poi sono state deluse.
    Personalmente avrei preferito meno corse e più storia.

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