Looper – In fuga dal passato – La Recensione

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Looper – In fuga dal passato (Rian Johnson, 2012)

Un’opera di futuristica fantascienza travolgente che, come nei casi migliori, rivela forti affinità con il mondo di oggi |

widget_g9FW5mfDN26sNjOcDPB5mIGe8jvUn futuro disperato e violento quello dei looper, agenti armati che uccidono uomini spediti direttamente dal futuro per conto di potenti organizzazioni criminali. Una vicenda che ci vincola in una città alla Blade Runner tra bordelli e vicoli bui, contrapposta ad una spaesante campagna dove si consumano giornalmente omicidi su commissione. Un mondo malavitoso che vive tra armi, prostitute e dipendenza da droghe pesanti. Uomini senza morale e con qualche lingotto d’argento in cassaforte a ricordare loro tutto quello che la vita potrebbe essere ma non è. E i viaggi nel tempo. E la telecinesi.

La visionaria mente dello scrittore e regista Rian Johnson ha qui partorito un’idea folle quanto magnetica, capace di espandersi prima e dilagare poi in un vortice di emozioni e vicende da cui veniamo letteralmente travolti. Un antieroe ci accompagna, in quello che (gli irriducibili fan di Nolan me lo consentano) è il più importante viaggio fantascientifico degli ultimi anni, grazie ad un protagonist sospeso tra la dipendenza e il buonsenso, tra l’uccidere e il fare del Bene, in un combattimento interiore (ma non solo: c’è anche l’azione!) logorante e autodistruttivo (è giusto uccidere un bambino oggi se si sa che diventerà un tiranno nel futuro?). Senza che alcun riferimento ad altre opere filmiche possa avvicinarsi ad alcuna forma di citazionismo, Looper ricorda allo stesso tempo un’adrenalinica creazione di un Tarantino in gran forma (non a caso il maestro ha indicato il film di Johnson come uno dei pochi veramente ottimi di quest’anno), la città posticcio e depressa di Blade Runner, i killer implacabili in stile Terminator, le scazzottate da film anni ’80, i poteri soprannaturali di Carrie e alcune intuizioni di nolaniana memoria. Ma c’è di più in Looper: è un film che coniuga vena artistica e capacità nel tessere una rete narrativa sottile e profonda, così come si fa largo un forte gusto per l’intrattenimento intelligente. Intelligente, perché se da un lato non manca l’azione pura al servizio di una maggiore spettacolarizzazione della messa in scena (con Bruce Willis rispolverato dopo la rimpatriata di Mercenari 2 a dare del suo meglio quando bisogna passare dalle parole ai fatti), riusciamo a scorgere contemporaneamente riflessioni sulla presa di coscienza, sul concetto di giusto, sul valore di una singolo essere umano e sulla ricerca di un uomo dentro se stesso. È un film di fantascienza, ma è ambientato in un futuro che potrebbe già essere presente, se non addirittura passato, scagionato definitivamente dal dover essere immaginifico o meraviglioso.

Johnson ha persino l’accortezza di mettere i pochi effetti speciali al servizio della storia, o meglio del mondo in cui questa viene ambientata. Mentre altri film hanno creato una tecnologia capace di incantare con una grammatica cinematografica che mettesse a nudo tutte le più incredibili potenzialità della computer grafica (lo scorso anno è stato il turno del bellissimo design di Prometheus e della spettacolare Neo Seoul di Cloud Atlas), nel Kansas del 2044 lo sviluppo tecnico-informatico c’è stato, ma il sogno che queste creazioni potessero avere una funzione sociale in una civiltà allo sbando è da tempo morto. E allora, per esempio, la macchina del tempo altro non sarà che un congegno arrugginito che più che ad un suggestivo viaggio epocale fa pensare ad uno strumento medievale di tortura o ad una sedia elettrica. Come detto gli eventi di Looper si svolgono tra qualche decina d’anni, ma questo tipo di strumenti rendono il tutto molto vicino alla realtà in cui viviamo.

Volendo trovare il pelo nell’uovo di un film altrimenti stupendo e coinvolgente si potrebbe citare la piccola flessione di ritmo della sua parte centrale, ma pur nella sua imperfezione Looper dimostra che anche ai giorni nostri rimane ancora molto da inventare.

– I.B.

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