Anonymous – La Recensione

Image from the movie "Anonymous"
Anonymous (Roland Emmerich, 2011)

Sufficiente… o anonimo? |

Poster for the movie "Anonymous"

© 2011 Columbia Pictures − All right reserved.

Chi si sarebbe aspettato da un distruttore di grattacieli seriale come Roland Emmerich, uno il cui numero di insuccessi critici equivale pressapoco a quello dei titoli girati, avrebbe tirato fuori dal mondo di Shakespeare il suo film migliore? Anonymous riscopre la tesi per cui non fu Shakespeare il vero autore dell’Amleto e altri, bensì il conte di Oxford Edward De Vere, il quale affidò la trasposizione teatrale dei suoi capolavori a colui che oggi consideriamo il maggior autore della letteratura britannica, vale a dire un attore che sotto lauto compenso assunse lo pseudonimo da noi tutti conosciuto di William Shakespeare.

La vera vicenda storica, introdotta da un prologo meraviglioso, riesce a coinvolgerci grazie soprattutto alla scelta di affidare la parte principale a Rhis Ifans, attore meglio conosciuto per alcuni suoi ruoli minori nei vari Harry PotterSpider Man e Hannibal Lecter-Le origini del Male, che dona al conte di Oxford una personalità complessa e ben costruita, sebbene non del tutto degnamente approfondita. I bei costumi, la regia che si può concedere tocchi da realizzatore di blockbuster (dozzinali, d’accordo, ma pur sempre tali), gli stupendi titoli di coda stranamente eleganti e la sceneggiatura che nonostante un inizio incautamente caotico si stabilizza riuscendo a mettere a posto ogni tassello della vicenda fanno il resto, così che Roland Emmerich potesse guadagnare per la prima volta un voto (in parte) positivo da chi gli chiede un impegno professionale maggiore.

In definitiva, Anonymous è un film non certo indimenticabile né elegante, ma se Roland Emmerich è cresciuto con un film più piccolo rispetto alle sue solite catastrofiche megaproduzioni dovrebbe provarci più spesso ad abbandonare invasioni aliene e apocalissi varie per dedicarsi a vicende più “ridotte” e gestibili, senza che per questo debbano essere necessariamente meno degne della nostra attenzione. Un tre di fiducia, anche se il recente White House Down suggerisce che Emmerich non l’ha proprio voluta del tutto capire questa lezione.

– I.B.

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