L’Alba del Pianeta delle Scimmie – La Recensione

Image from the movie "Rise of the Planet of the Apes"
L’Alba del pianeta delle Scimmie (Rupert Wyatt, 2011)

Spettacolo e cuore per l’esordiente Rupert Wyatt |

rise-of-the-planet-of-the-apesNegli ultimi anni gli Star Trek di J.J.Abrams sono stati un esempio di perfetta franchise capace di andare oltre la trasposizione su grande schermo dedicata a fan e nostalgici della serie tv per dedicare l’opera a tutti coloro che volevano assistere ad una bella storia. Similmente, L’alba del pianeta delle scimmie riprende qualcosa dell’originale del 1969, di cui è ufficialmente prequel, lo mischia alla formula hollywoodiana su come farne un successo di pubblico (ma anche di critica: si vedano i vari Mymovies, Empire, Total Film ecc…) e amalgama il composto con i deliziosi effetti speciali della Weta, in grado di portare in scena, tra gli altri, il primate protagonista Caesar con le fattezze di Andy Serkis.

Il fatto che L’alba sia stato per alcuni aspetti un’evoluzione del processo tecnico iniziato da Avatar, di cui la stessa Weta curò gli effetti, non è stato quasi mai percepito dal pubblico, ma fortunatamente il piacere di cui possiamo beneficiare semplicemente guardando il film non dipende minimamente dalla sua peraltro evidente spettacolarità. La sua intelligenza consiste nell’aver creato un eroe che, nonostante combatta l’umanità, cattura il pubblico nel suo mondo naturale e violento, regolato da una giustizia implacabile, il cui spirito di giustificata vendetta è facile da percepire grazie all’ottimo lavoro del regista, l’esordiente Rupert Wyatt, che amalgama tra gli altri anche vari elementi del revenge movie.

Non interpretate il film come un movimento di protesta ecologica contro la sperimentazione o qualcosa che gli assomigli (sebbene l’elemento filo-animalista ci sia eccome), perché  la domanda ultima, unica e intima che si pone il film è che cosa significhi essere umano. E in questo senso il film ci avvisa sui rischi che la nostra presunzione potrebbe comportare, soprattutto in una società violenta e arrogante come la nostra, se continueremo a considerarci l’unica forma di vita degna di sfruttare le altre.

Il film è cinema mainstream di qualità, che ben si accompagna a qualche bella esplosione e a note di puro dramma esistenziale. Con una trama simile, il prodotto finale piacerà anche ai ragazzi: quale miglior modo, dopotutto, per avvicinare i giovani ai grandi classici del passato? L’alba (e i suoi sequel) non avranno mai il riscontro dell’originale, ma Wyatt non poteva davvero fare di meglio.

– I.B.

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