Jurassic Park – La Recensione

JURASSIC PARK, 1993. ©Universal/courtesy Everett Collection
Jurassic Park (Steven Spielberg, 1993)

In termini di Storia del cinema, questo film è importante quanto il coetaneo Schindler’s List |

2109_bigLa grande verità di JP è che, come molti altri film di Spielberg, è progettato per piacere a tutti.

Come sapete tutti molto bene i protagonisti della pellicola sono Sam Neill e Laura Dern, ambiziosi paleontologi convocati dal multimiliardario Richard Attemborough nella sua isola privata in Costa Rica, dove il magnate ha dato vita al parco divertimento del titolo in cui le creature preistoriche vengono riportate in vita grazie al DNA fossile e così via. I loro compagni di viaggio sono un esperto professore della teoria del caos, un avvocato, un programmatore informatico dei sistemi di sicurezza (è Samuel L. Jackson), un cacciatore kenyano scettico sulle reali condizioni di sicurezza del complesso e….i dinosauri, risorti (o ricreati che dir si voglia) 65 milioni di anni dopo la loro dipartita grazie ad un prodigioso utilizzo di effetti speciali all’avanguardia. Appaiono tuttora meravigliosi, tanto da meritare una seconda uscita cinematografica in 3D, ma nel 1993 il pubblico rimaneva letteralmente estasiato: i più semplici tra questi hanno permesso un memorabile incontro con un triceratopo malato che giace a terra in fin di vita con il cuore che pulsa, quelli tecnologicamente più avanzati hanno consentito al T-Rex di rincorrere le auto, divorare qualche comparsa e sfasciare le recinzioni del parco. Ma l’attimo migliore e più magico del film-e sottolineo: attimo- lo troviamo nella prima parte, quando un incredulo Sam Neill si stropiccia gli occhiali da sole in fronte, realizzando che quello che ha di fronte è un gigantesco brachiosauro di nove metri…vivo. Si tratta di una scena memorabile, con lo stesso che allunga la mano destra, impugna la testa della moglie (in quel momento impegnata a guardare altrove)  girandola verso il bestione con lei che rimane ragionevolmente a bocca aperta.

Questo blockbuster è stato il successo più importante della cinematografia mondiale (almeno fino a quando il Titanic non riaffondò con a bordo Leo DiCaprio e Kate Winslet), e a ragione. Perché è un film leggendario che, quasi paradossalmente, si addice molto bene ai gusti di coloro ai quali i film non piacciono. Da dove viene Jurassic Park? O meglio, in cosa consiste il suo segreto? Spielberg non è nuovo ad esperienze cinematografiche “popolari”, che riescano cioè a soddisfare le sempre più esigenti richieste di un pubblico che non si accontenta più di prodotti fotocopia o commediole sexy, e in questo senso Jurassic Park ricomincia da dove Indiana Jones aveva lasciato, ci inserisce i mostri (di cui non esita a decantarne la bellezza) e gli scienziati, costruendoci attorno un colossale avvertimento contro una ricerca scientifica che va verso la clonazione e le sperimentazioni genetiche.

A dispetto delle enormi dimensioni dell’isola, il nucleo della storia rimane una faccenda riguardante un gruppo di individui ristretto (un monumentale Alien, se volete), con lo spettatore che può contare su personaggi i cui caratteri sono magistralmente esplicati dalla bravura degli interpreti ma soprattutto degli sceneggiatori. Sostanzialmente la risposta alla domanda sopra formulata (quale sia il segreto dell’eccezionale riuscita del film) sta probabilmente nel suo equilibrio formale e contenutistico, unito all’intuizione di Spielberg che a molti avrebbe fatto piacere vivere una realistica esperienza a fianco dei rettili preistorici. Per questo, non solo Spielberg rimane catturato dal mondo da lui stesso creato, con la cinepresa che in vari momenti della pellicola pretende di contemplare la meraviglia della natura genetica; ma vuole accompagnarci anche in momenti di una tensione insostenibile, tra cunicoli claustrofobici e cucine infestate da velociraptor.

Dire che sia una storia semplice quanto quella del sopra menzionato film di Ridley Scott non ne cancella il fascino tribale e ristoratore, soprattutto in un’epoca cinematografica pronta a sfruttare ogni mostro reale o immaginario per fare film che in qualche modo avranno sempre a che fare con questo. In termini di Storia del cinema, questo film è importante quanto il coetaneo Schindler’s List.

-I.B.

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