Il Grande e Potente Oz – La Recensione

Image from the movie "Oz: The Great and Powerful"
Il grande e potente Oz (Sam Raimi, 2013)

La Disney affida al maestro dell’orrore Sam Raimi un film tedioso e fastidioso |

oz-the-great-and-powerful-Rachel-Weisz-posterRiscoprire le vecchie favole, compreso il mito di Oz. Ecco il nuovo leitmotiv della divisione live-action della Disney, che si affida (chissà perché?) al maestro dell’horror Sam Raimi per dirigere un film piatto, senza inventiva, a tratti sfinente e assolutamente superficiale. In Oz the Great and Powerful, infatti, nessun personaggio (oltre all’eroe suo malgrado Oz) e nessuna situazione sfuggono ai cliché del cinema: la donna che spezzerà la sua maledizione grazie all’eroe (“non sono mai stata invitata da nessuno ad un ballo” si confida Mila Kunis con James Franco), la strega cattiva e vendicativa, la regina buona, amata e invidiata, l’inopportuna e immancabile spalla comica insopportabile (questa volta è il turno di una scimmietta con le ali vestita da controllore), il popolo da liberare, la profezia da esaudire.

In un cast monotono e sottotono (le interpretazioni delle tre coprotagoniste femminili Kunis, Weisz e Williams sono tutte ugualmente banali), James Franco ha gioco facile nello spiccare all’occhio dello spettatore, nonostante il mondo variopinto e potenzialmente carico di attrazioni in cui è inserito. Peccato però che anche il bravo attore di 127 ore sia costretto a lanciare sguardi persi nel vuoto, lì dove immagina che i personaggi in digitale verranno costruiti, e a scambiare con il buffone di turno dialoghi scadenti scritti di fretta, ben lontani dall’ottima fattura dei precedenti film mainstream di Raimi. Purtroppo per il talento di Franco questo Oz, benché kolossal recente, si presenta povero anche sotto l’aspetto degli effetti speciali, che qui si avvicinano spudoratamente al (pessimo) Alice in Wonderland di Burton, spingendosi poi oltre con inserti sempre più carnevaleschi e bonaccioni (anche in questo caso niente a che vedere con le invenzioni precedenti di Raimi), che infestano lo schermo con lo scorrere del minutaggio -neanche ci trovassimo di fronte ad un film dell’orrore. A conti fatti sembrerebbe quindi che le riprese vere e proprie del creatore de La Casa (quelle in cui il regista poteva visualizzare materialmente la scena in un set) siano drasticamente poche, così come poche sono le idee in una vicenda mal raccontata che in modo sonnacchioso e senza alcuna impennata nel ritmo si trascina verso una chiosa di insostenibile pesantezza.

Ottimo antipasto in bianco-nero, poi, metaforicamente, tutto diventa nero. Per un omaggio alla potenza del Mito del Cinema rimandiamo volentieri a Hugo Cabret di Martin Scorsese.

– I.B.

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One comment

  • A me il film è piaciuto. L’immersione in quel mondo è veramente molto ben costruito. Tecnicamente è secondo me un buon lavoro. Devo dire che è l’ho visto molto tempo fa.

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