Godzilla – La Recensione

***SUNDAY CALENDAR  STORY FOR MAY 11, 2014. DO NOT USE PRIOR TO PUBLICATION********** A scene from Warner Bros. Pictures' and Legendary Pictures' sci-fi action adventure movie "GODZILLA," a Warner Bros. Pictures release. _Photo courtesy of Warner Bros. Pictures
Godzilla (Gareth Edwards, 2014)

Edwards fa di Godzilla un prodotto a tratti spettacolare ma dal ritmo poco sostenuto |

godzilla__2014____m_u_t_o__poster_by_camw1n-d7g0gpgMi sia perdonata la giovane età. 60 anni fa, quando il Godzilla di Honda  faceva il suo esordio, mancavano ancora più di 40 anni al giorno in cui sarei nato. Non stupitevi quindi se i riferimenti al passato cinematografico del mostro radioattivo non saranno molti.

Tralasciando questi noiosi e personali dati anagrafici, ma concentrandosi sui risvolti pratici e oggettivi dell’operazione in questione, è facile rendersi conto delle potenzialità del film della Legendary solo se si tiene conto di due fattori. Il primo è che pochi giovani hanno visto il Godzilla originale (prodotto del suo tempo tecnologicamente superato che non può competere con la visionarietà a cui diversi cineasti ci hanno abituati negli ultimi anni); il secondo sono le inarrivabili dimensioni del mostro radioattivo di Edwards: 110 metri per quella che è la più grande creatura mai apparsa su uno schermo argentato. Sì perché per rendere appetibile un ritorno nei cinema di uno dei suoi più rappresentativi emblemi risulta necessario operare a livelli di budget estremi per catturare il grande pubblico con effetti speciali e quant’altro. Quindi l’ascesa del Re dei Mostri passa attraverso un completo e, diciamocelo, sorprendente restyling. Non sorprende invece se le mayor, perennemente a caccia di remake dai risvolti lucrosi, si siano adoperate per portare a termine uno dei progetti più ambiziosi della stagione, affidato nelle mani del regista di Monsters Gareth Edwards. Nonostante la tendenza del regista a nascondere piuttosto che mostrare, il risultato ottenuto dalla Warner è tutto sommato buono, per quanto non all’altezza delle sue gigantesche promesse.

Facendo slittare -non senza qualche momento di frustrata arrabbiatura- l’esordio del mostro per diversi minuti, e decidendo infine di posticiparne l’apparizione all’apocalittica seconda parte (in cui comunque non compare per più di 15 minuti), Edwards replica Monsters in alcuni temi chiave del suo breve percorso cinematografico. Tra questi, l’amore nei mostri, i loro rituali e il loro linguaggio a noi del tutto criptato (meravigliosi i versi dei M.U.T.O.) trovano modo di emergere in maniera meno personale rispetto al suo primo film, ma indubbiamente più spettacolare. Se a Godzilla viene dedicato con affetto il ruolo di giustiziere e avvocato di una Natura che, come sa bene Watanabe, non può essere controllata dai ridicoli mezzi umani (ad eccezione dei veicoli Fiat, secondo lo spot americano del gruppo automobilistico) all’umanità non rimane altro che osservare, ammirare impotente le forze primordiali che dominano il pianeta. Citando -non senza passare inosservato- il cinema di Spielberg (soprattutto Lo squalo, come si evince dalle scene “marine”), Edwards fa di Godzilla un prodotto abbastanza personale, con sequenze magnifiche ma con un ritmo tutt’altro che sostenuto. L’influenza indie del regista in questo caso pesa infatti come un macigno su un blockbuster che avrebbe meritato più momenti con il suo protagonista, relegato a dettaglio di un affresco ammirabile anche se non del tutto godibile.

-I.B.

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