Elysium – La Recensione

Image from the movie "Elysium"
Elysium (Neill Blomkamp, 2013)

Blomkamp è abile nel risultare realistico nelle sequenze d’azione, ma il suo Elysium è fastidiosamente banale in ogni suo passaggio |

eli12013: anno cinematografico della fantascienza. Discorso fatto più di una volta su questo blog. Ma quanti degli innumerevoli prodotti sci-fi della scorsa stagione valgono davvero la pena di essere visti? Perché a ben vedere, al netto di Gravity e del primo tempo di Oblivion, poco rimane da esplorare nei restanti film, compreso suo malgrado Elysium, opera seconda del talentuoso regista di District 9 Neill Blomkcamp che si colloca a metà tra Oblivion con Tom Cruise, appunto, e un episodio di Jason Bourne.

Blomkamp è un maestro in quanto a sequenze d’azione, e qui lo dimostra in due o tre scene interessanti che mettono in mostra la determinazione dell’eroe nel perseguire il proprio fine (non serve specificare quale: in fondo tutto appare come un semplice pretesto). Eppure, dimenticate le sequenze del crudo quanto disarmante realismo della popolazione mondiale impoverita che vive affollata in una polverosa favelas di Los Angeles (perché se c’è un motivo di vero interesse nel film è proprio questo incredibile realismo, chiaramente ereditato dal found footage di District 9), Elysium si perde in effetti speciali mal sfruttati e litiga con alcune ingenuità di scrittura che né la colonna sonora di Ryan Amon né l’abilità del regista con la macchina da presa riescono ad assecondare. Così, tra un racconto confuso e una mancanza di una vera e propria climax (laddove uno come Paul Greengrass avrebbe giocato con i nervi dello spettatore per numerosi minuti), il film scorre senza colpi di scena verso un epilogo affrontato con poca convinzione, dietro al quale si cela un’insieme di clichè davvero indigeribili.

Matt Damon, che ormai picchia -molto bene- davanti alla cinepresa da più di dieci anni, sembra una sorta di prototipo di laboratorio, di supereroe da fumetto appiattito e mai carismatico, unidimensionale e idealista (uffa, siamo alle solite!), incapace nell’impresa di caricarsi il film sulle spalle per elevarlo laddove opere meno originali e con minori pretese riescono comunque ad arrivare.

– I.B.

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