Dark Skies – Oscure Presenze – La Recensione

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Dark Skies (Scott Stewart, 2013)

Mix tra horror e sci-fi, Dark Skies risulta poco stimolante per gli appassionati di entrambi i generi |

0eb52497ac33ab96e17825b13f7fb0a80952690bChi sentiva ancora il bisogno di assistere ad un altro film dell’ormai scatenato produttore Jason Blum (Blumhouse Productions)? Ognuno risponda per sè fatto sta che riuscire a spaventare ancora dopo i vari Sinister e L’evocazione, horror usciti di recente, non era facile. E difatti, salvo qualche sporadico batticuore (dettato più che altro da esplosioni di decibell e colonne sonore all’avanguardia), Dark Skies non ha nulla da offrire a spettatori già avvezzi ad esperienze simili. La pecca principale del film è che questo strano ibrido tra horror e fantascienza risulta troppo poco pauroso e avvincente per essere inserito a pieno titolo nella prima categoria e troppo banale e sconfortante se considerato facente parte della seconda: è, insomma, un lavoro che non piacerà agli appassionati di entrambi i generi, complici trovate già abusate da altri registi dell’occulto per ciò che riguarda il cinema di paura e situazioni non vergini già in partenza prevedibili per la sci-fi (troppo facile, per prima cosa, fare leva sulla solita famiglia borghese per aumentare il coinvolgimento emotivo del pubblico).

Se gli alieni di Steven Spielberg (e J.J. Abrams) possedevano notoriamente un’umanità edificante, e se gli xenomorfi di Ridley Scott e H.R. Giger erano mostri predatori terrificanti, le creature di Dark Skies, non fatevi ingannare dalla loro costituzione elementare e stereotipata, sono esseri intelligenti dedite allo studio dell’umanità e alla sperimentazione su cavie. La vicenda vede proprio una normale famiglia americana vittima di un’intrusione aliena nella propria casa. Ciò che dovrebbe spaventare di più è il fatto che gli indizi di essere tra le vittime (come ci spiega il “solito” esperto scambiato da tutti per pazzo) sono fenomeni che ci succedono quotidianamente, come i fischi alle orecchie…Agghiacciante, in teoria. Peccato però che una scrittura eccessivamente superficiale trasformi l’orrore di una casa infestata in una messinscena talvolta ludica nella sua costruzione. Come al solito la sceneggiatura è un optional: considerare i dialoghi come elementi di contorno è un errore che molti film dell’orrore commettono, preferendo puntare su stratagemmi di bassa lega che non convincono (più).

È un peccato che Dark Skies non sia riuscito a sfruttare a dovere alcuni punti potenzialmente efficaci. All’inizio del film vediamo (per quanto in maniera molto leggera) la nascita degli impulsi sessuali del giovane Jessy, il primogenito della famiglia. Le trasgressioni in Halloween costavano la vita. Oggi si preferisce alleggerire i film sulle famiglie borghesi con cenni che richiamino la normalità delle vite di personaggi poco diversi da ognuno di noi. Sullo sfondo, immancabile, il cenno alla disastrosa situazione economica attuale prova a favore di tale inclinazione.

Ad ogni modo il pubblico di oggi conosce troppo bene i mostri dei film, e spaventare con alieni che disturbano i messaggi degli allarmi risulta quindi quantomeno pretenzioso. È vero, recitazioni realistiche come quella di Keri Russell -nel ruolo della madre Lacy- rendono il film un tantino più stimolante, ma è davvero troppo poco per un lavoro che deve reggere i 90 minuti.

-I.B.

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