Colpa delle Stelle – La Recensione

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Colpa delle Stelle (Josh Boone, 2014)
Noi siamo infinito? |

Il film si perde “lentamente, poi tutto d’un colpo” |

50374Quale sia l’insito fascino della malattia rimane a parere di chi scrive un mistero, fatto sta che serie tv di successo basate su dipartimenti ospedalieri e film che mettono in luce i problemi che persone (prevalentemente giovani) malate di cancro devono affrontare quotidianamente (soprattutto nei loro affetti) hanno raccolto nel corso degli anni un successo dietro l’altro. Inserito con astuzia in tale contesto, Colpa delle stelle sarebbe dovuto essere l’ennesima copia di una storia arcinota. Le aspettative che hanno preceduto l’uscita della trasposizione del romanzo best seller di John Green erano chiaramente tutt’altro che stellari, visto anche il target di riferimento a cui il prodotto è ovviamente indirizzato. Niente di cui lamentarsi, in fondo, se non fosse che è lo stesso film a stuzzicare nello spettatore l’idea di trovarsi di fronte ad un’opera lontana dai capricci stereotipati di adolescenti innamorate. Sì, avete letto bene: la voce della neo-diva Shailene Woodley ci suggerisce già in partenza e non troppo velatamente che quanto stiamo per vedere è lontano dalle fantasie e dai sogni dello spettatore (o spettatrice, in questo caso), ed è anzi la drammatica realtà di una vita condannata ad una dipartita prematura. Manco a dirlo, si sbaglia: non c’è nemmeno un barlume di originalità nel film, (quasi) nulla che lo elevi dal pesante macigno del genere a cui appartiene. Ma andiamo con ordine. 

Conosciutisi in un club per malati terminali, due giovani si innamorano e danno vita ad una storia sentimentale consapevole della sua prematura fine. I due protagonisti, che man mano che il film prosegue scoprono gusti e passioni in comune, decidono poi di coronare il loro rapporto con un viaggio ad Amsterdam, dove incontreranno lo scrittore del romanzo preferito di lei.

Per dirla con una metafora (tanto care agli adolescenti, a quanto pare), Colpa delle stelle si perde “lentamente, poi tutto d’un colpo”. Iniziamo da un elemento (l’unico?) azzeccato dal film, ovvero il cast. In un ruolo più standardizzato e simpatetico rispetto a quello memorabile del Paradiso amaro di Payne, la Woodley convince, così come pure il suo compagno d’avventura, il giovane Ansel Elgort. Per quanto (ac)coppia(ta) di successi (Divergent), i due reggono parti abbastanza complicate piuttosto bene, al contrario di quanto succede con Laura Dern, decisamente svogliata. Ma per quanto gli occhi di molti siano su di loro, il vero punto di forza di questo Colpa delle stelle rimane il casting di Willem Dafoe, nel ruolo di uno scrittore alcolizzato, protagonista dell’unico momento in cui il film cerca veramente di farsi più adulto, poco prima di precipitare in una raccapricciante e infantile banalità di fondo (perché sprecare il grande attore in due sole, brevi scene?). Per quanto negativo, si tratta del personaggio più malinconico del film, sicuramente quello che più degli altri viene dipinto in maniera più veritiera, quantomeno realistica. 

Per il resto, una sceneggiatura dai dialoghi vivaci e (sovrac)caricati di significato e spessore (lo script sembrerebbe trovare modo di emergere solo grazie a citazioni o “quotes” che molte ragazze provvederanno ad annotarsi sul diario) infatti nasconde solo a tratti in maniera convincente una fin troppo elementare e sbrigativa rassegna di temi quali amore, vita e amicizia. Il film procede lentamente (anche se nel scambiarsi messaggi su smartphone rigorosamente di ultima generazione i due protagonisti sono veramente istantanei), accontentandosi di una messa in scena scarna e visivamente poco significativa (immagine alleggerita, quasi da telenovela; flashback drammatizzati con sfasamento del punto focale; messaggini in sovrimpressione) che lascia forse eccessivo spazio ai personaggi, per poi accelerare sul finale, dove romantiche rivelazioni hanno il facile compito di forzare la fase di commozione, sicuramente quella a cui Colpa delle stelle mira fin da subito con maggior zelo.

In buona sostanza, quindi, il film è standardizzato sia nel “cosa” (e questo lo si sapeva) ma anche e purtroppo nel “come”. Il regista si affida a dialoghi ora brevi e incisivi (basta un “okay” per sciogliere la platea) ora pomposi e falsamente raffinati. Ma dove davvero infastidisce Colpa delle stelle è nei momenti in cui cerca di impostare riflessioni filosofiche sulla natura della nostra esistenza (manco si stesse parlando di un film di Malick), facendosi da solo portavoce di quella larga parte di ragazzi che maturando stanno imparando a conoscere la vita e vogliono ora avere eroi che li rappresentino in maniera quanto più onesta possibile. The fault in our stars funziona in misura sensibilmente maggiore, va detto, nei pochi momenti in cui il cancer drama cede il passo alla commedia, grazie a brevi sequenze che hanno l’ingrato compito di fornire tempo per riporre i fazzoletti nella borsa. Che piaccia o lasci schifati, questo sembra l’unico approccio possibile alla materia in questione, è in sostanza ciò che va di moda oggi, e non bisogna prendersela troppo con la smielata e astuta trasposizione di John Boone: dopotutto, il film spera solamente di soddisfare le aspettative delle numerose fan del romanzo, attratte dalla tutto sommato innocua idea di dare un volto ai loro piccoli eroi letterari, e va detto che in questo senso il regista fa colpo, inserendo, tra le altre cose che certamente rimarranno nel cuore delle sue tante seguaci, un curioso (anche se forse inesistente) parallelo tra la vita della protagonista e quella di Anna Frank.

Certo il film vorrebbe essere triste e tragico, e in alcuni momenti lo è davvero, ma la vera disperazione risiede altrove, e più precisamente nel fatto che oggi solo attraverso una poco sincera macchinazione si riescano a portare nei cinema giovani che, per sentirsi protagonisti, necessitano soltanto di due personaggi strappalacrime in cui identificarsi. E a quanto pare tutti si identificano nei due: persino i turisti ad Amsterdam, nel vederli alle prese con un bacio nel drammatico e serioso contesto di un memoriale sulla sopra citata Anna Frank, abbandonano le tristi vicende del passato per applaudire con molto trasporto i loro due nuovi eroi per caso. Con buona pace della memoria storica.

-I.B.

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7 comments

  • Ho letto la tua recensione con attenzione, mi fa ridere il fatto che il mio giudizio è proprio l’opposto del tuo in tutti i sensi.
    Capisco le tue considerazioni, ma penso che questo film non cada in stupidi cliché di genere o in banali smielature ( ovvio si parla di una storia d’amore quindi avrà quelle caratteristiche). Trovo le loro interpretazioni, come hai anche detto tu, valide. Un film che mi conquistò, seppur fossi partito con grosse riserve riguardo il tema già lungamente abusato.
    Per me un ottimo film, se ti interessa il mio parere più completo lo puoi trovare sul mio blog 😉

    Ciao!

  • mmm. scusate ragazzi ma non è il mio genere …! 😉

  • M

    Peccato che non ti sia piaciuto, perché affrontare temi così delicati in modo non banale non è facile, per niente.
    Ma forse per comprendere appieno quest’opera bisogna leggersi anche il libro.
    Nessun “fascino della malattia” ma solo cercare di capire, di spiegare le sensazioni che possono nascere negli individui, nei loro incontri con altre persone malate.
    Willem ha pochi minuti perché il suo personaggio, pur essendo spesso nei discorsi dei due protagonisti, compare poco nella storia.
    Secondo me, se mai avrai voglia, dai una possibilità al romanzo.

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