Casino Royale – La Recensione

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Casino Royale (Martin Campbell, 2006)

Equilibrato e perfetto, Casino Royale trasforma le bravate di cui è pieno in veri e propri punti di forza |

locandina-casino-royaleSkyfall è oggettivamente il miglior Bond di Craig, e su questo ci sono pochi dubbi: battute perfette, ritmo sostenuto, interpretazioni esaltanti e una carica drammatica notevole apportata dal grande Sam Mendes. Eppure Casino Royale, per sua fortuna antecedente il citato Skyfall, ha una dignità tutta sua che è difficile da descrivere. Sulla carta non è sicuramente bello come il film di Mendes. Sullo schermo, riesce senza troppi problemi a trasformare le bravate di cui è pieno in veri e propri punti di forza, rendendone la visione (o, per i fan, le visioni) un piacere per gli occhi e, cosa notevole, per l’orecchio. Il plot prevede che Bond viaggi tra Madagascar, Bahamas, Florida, Montenegro e Italia, tra le “solite” missioni a cui siamo da tempo abituati. Ma la sceneggiatura di dialoghi arguti e battute brillanti che lo supportano fa degli inseguimenti e dei momenti chiassosi lo sfondo ideale su cui costruire scene di classe pura.

Si passa da inseguimenti alla Jason Bourne ad attimi (che sembrano non finire mai) di appassionante poker, fino a scene dialogate veramente esaltanti (il cui merito pare essere di Paul Haggis). In una sequenza in cui Craig e Green si ritrovano abbracciati lei lo apostrofa dicendo che la ha fatta sentire bene come appena nata, al che lui risponde con freddezza e malizia “ma se fossi appena nata…non dovresti essere nuda?”. In Casino Royale la commedia, il dramma e l’azione raggiungono un equilibrio perfetto. È un film che ha il coraggio di presentarci un Bond innamorato, il cui cuore viene spezzato da una donna quasi più dura di lui (fondamentale la prova di Eva Green per la riuscita del film). Sorprendentemente, Campbell azzarda anche scene di tenero romanticismo. Si tratta di un particolare inusitato, per non dire epocale, inserito in un film dell’agente segreto di Sua Maestà. A differenza di molti altri film, simili ondate di romanticismo se le può permettere, anche perché per quanto Campbell al suo secondo Bond possa osare ciò che non era mai stato tentato, tutti sappiamo che Bond sarà sempre lo stesso: uno spirito libero. Proprio per questo un’ultima nota di merito andrebbe fatta ad un attore come Craig: duro e inespressivo, ma bravissimo nella scelta del tempo nelle battute della cinica sceneggiatura. Un breve appunto sullo smartphone e l’ultima parola durante il vostro prossimo torneo a carte vi è garantita.

Quando 007 rassegna le dimissioni, gli avete creduto. Ora che “la puttana è morta” e che Bond è tornato ad essere veramente se stesso, all’orizzonte si prospetta una nuova missione.

Casino Royale è lungo e dettagliato, ma piacevole. Toglietegli un solo minuto della sua durata, e questo film non sarebbe lo stesso. Equilibrato e perfetto.

– I.B.
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