Just Another Look #1: Carrie – Lo sguardo di Satana

Image from the movie "Carrie"
Carrie – Lo sguardo di Satana |

Uscito nel 1976, Carrie – Lo sguardo di Satana è il primo della lunga serie di film basati sui romanzi di Stephen King. È, come sapete tutti, la storia di una ragazza segregata e tormentata dalle compagne che finirà per scoprire di avere poteri sovrannaturali. De Palma realizza un capolavoro del filone horror e del cinema tutto: ripercorriamo insieme i principali temi sottesi all’opera attraverso un’analisi dei suoi profondi contenuti e significati.

“In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere”.
Primo Levi
Image from the movie "Carrie"

© 1976 United Artists − All right reserved.

Poteva anche bastare la primissima scena, quella della partita di volley persa dalla squadra in cui milita Carrie (una favolosa Sissy Spacek) proprio per un suo errore, a circoscrivere l’ambito tematico del film all’interno del filone sul bullismo scolastico e la segregazione promossa dal gruppo. Ma il racconto di King riesce a compiere un salto in avanti: nella scena introduttiva successiva, tra i vapori delle docce della scuola, Carrie ha la sua prima mestruazione e viene derisa dalle compagne. Brian De Palma non descrive soltanto quella che è l’ennesima violenza psicologica ai danni della ragazza: la perdita di sangue della donna, fenomeno naturale qui caricato di un potere evocativo che allude ad ancestrali riti sacrificali (a sottolineare l’ingrato destino che la società ha in serbo per lei), diventa il simbolo stesso dell’oppressione promossa dalle compagne, il culmine della vergogna che sgretola definitivamente l’autostima di Carrie facendole abbandonare qualsiasi tipo di certezza (importante, a tal proposito, notare come la teenager non fosse a conoscenza del fenomeno delle mestruazioni). Il tema del sacrificio sarà il perno dell’intera vicenda, riecheggiato anche dalla disperata situazione domestica vissuta dalla ragazza. Il malcapitato palesarsi del ciclo naturale che porta alla derisione unanime di Carrie è però anche, in maniera ben più immediata, esempio nitido di come la stupidità umana sia capace di eleggere a validi motivi di reclusione anche il semplice palesarsi in pubblico di caratteri comuni.

Dall’alto della sua autoritaria presenza ci pensa allora la dolce professoressa interpretata da Nancy Allen a consolare Carrie, non prima di aver saggiamente rimproverato le violente compagne di classe con un provvidenziale intervento: la giovane vede in lei la speranza di un mondo adulto pronto a tenderle un’ancora di salvataggio. Con una mossa radicalmente pessimista, De Palma svelerà però come il piacere di schernire il prossimo sia prerogativa dell’umanità intera, e anzi sarà proprio l’ipocrisia del mondo adulto a riservare le principali insidie, nascoste dietro la confortante fermezza etica dell’autorità. Con il passare dei minuti la nostra gentile professoressa di cui sopra si dimostrerà infatti una subdola figurina al servizio meschino del malessere di Carrie, dipingendola di fronte alle altre studentesse -sebbene indirettamente- come “sfigata”, socialmente “ridicola”, non meritevole delle attenzione maschili. Una prospettiva davvero sconfortante, che annulla qualsiasi speranza di redenzione umana in un rivoltante mondo in cui i maestri inculcano nei giovani il gusto sadico di nuocere.

Le perfide ragazze della scuola (a cui quindi si può benissimo aggiungere la nostra amata insegnante), vengono sapientemente riprese da De Palma come un agglomerato privo di personalità individuali. Che siano completamente nude come nelle prime sensuali inquadrature o maschie quando vestono la divisa sportiva della scuola, le donne vengono rivestite del potere di plasmare a proprio piacimento la persona di Carrie ma anche, tema secondario ma di sicuro fascino, tutti i personaggi maschili della vicenda (una prospettiva radicale su cui sarebbe interessante conoscere l’opinione della critica femminista, sempre propensa ad intravedere messaggi misogini anche in opere di provata innocenza).

Image from the movie "Carrie"

© 1976 United Artists − All right reserved.

È proprio attraverso il totale dominio sull’uomo che una delle ragazze, presumibilmente impietosita dalle angherie perpetuate a Carrie, riuscirà a convincere un baldo giovanotto ad invitare all’ambito ballo di fine anno la sfortunata adolescente. Il ballo ovviamente altro non è per De Palma che il mero teatrino delle marionette, luccicante vetrina in cui esporre il proprio rango sociale al fine di essere accettati. Ma costituisce anche un ideale collegamento con la scena dei titoli di testa sul sacrificio propiziatorio, per cui il palco del salone diverrà il macabro altare su cui compiere una sorta di rito pagano. Carrie scoprirà  nel frattempo (sebbene attraverso vie del tutto estreme come la telecinesi) come il potere e il sangue siano alla base di ogni relazione sociale, e quindi anche del sesso: riuscirà con impegno anche a trasformarsi per una sera in un’avvenente e desiderabile fidanzata per il suo partner. Ancora una volta è tutta un’illusione, come la favola sulla ferrea etica della maturità: con una poderosa e interminabile escalation, De Palma ci fa condividere la gioia provata dalla ragazza nell’essere eletta reginetta della serata (ed è possibile commuoversi a dirotto, per i più sensibili) ma allo stesso tempo noi sappiamo che di lì a poco Carrie sarà vittima di uno scherzo organizzato che prevede di inondarla con del sangue di maiale. Un’angheria terribile che esplicitamente la elegge a sacrificio della massa, vittima tragicamente designata a perenne oggetto di scherno. La reazione della ragazza sarà terribile, e qui la storia di King propone un delirante climax horror con diretto richiamo all’archetipo biblico di Sansone, in cui forza e debolezza si condensano in un solo corpo. La punizione terribile riservata alla società non permetterà tuttavia la salvezza a Carrie, vittima sempre e comunque dei perfidi meccanismi umani. Una chiosa paranormale, imitata in decine di occasioni, costituisce infine un fenomenale spunto per Wes Craven e il suo Nightmare, in quel caso volto a smascherare la subliminale coscienza sporca del mondo (scolastico americano).

Piper-Laurie_carrie_1976_scary-mothersNon possiamo tuttavia liquidare Carrie come la critica al bullismo e alla perfidia dell’uomo e della donna di cui finora abbiamo parlato. Parallelamente all’ambientazione scolastica in cui la storia procede, il film descrive la vita domestica di Carrie in maniera desolante, dove la ragazza si ritrova a vivere sotto la violenta repressione di una madre fanatica religiosa. Divenuta celebre per la sua antipatia (per usare un eufemismo), la madre interpretata da un’esasperata Piper Laurie ha fatto la storia del cinema horror, e a ragione. La religione, promossa a ragione di vita dalla genitrice, è in realtà effimera apparenza, la quale nasconde una personalità sordida, sadica, che vuole imporre alla figlia un regime morale a cui lei non è mai stata in grado di attenersi. Travisando il messaggio della cristianità, la madre scambierà comportamenti e desideri naturali come trame ordite dal maligno, impossessatosi a suo dire della figlia. Un elemento delirante, che crea legittimo spiazzamento, ma che nasconde un’altra feroce critica di King e De Palma: il fanatismo in realtà nasconde la sola voglia di imporre sempre e comunque la propria etica, anche a costo di perpetuare violenza. De Palma si spinge oltre il limite della correttezza solo nella scena dell’omicidio della madre, trafitta da coltelli in una postura che ricalca quella di un crocifisso custodito nell’appartamento: un estetismo blasfemo, che onestamente il regista avrebbe potuto risparmiarsi. Il messaggio che ne viene fuori è comunque significativo: l’incapacità dei genitori di crescere i figli secondo un’educazione seria ed equilibrata porta a risultati sociali disastrosi, che si riverberano sull’intera collettività.

Nella deriva horror del film De Palma mostra una maestria registica indelebile, e la capacità di creare suspense nell’ultima mezzora è alla base della riuscita clamorosa del film. Elegante e scioccante, Carrie – Lo sguardo di Satana è uno dei più grandi film di De Palma: un’opera di grandiosa complessità etica, che merita di assicurarsi un posto tra i classici del genere horror.

– I.B.

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