Captain Fantastic – La Recensione in anteprima

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Captain Fantastic (Matt Ross, 2016)

La commedia di Ross vincitrice a Roma, per quanto succube di un aspetto estetico privo di spunti, regala un’emozionante elogio al ruolo del dialogo all’interno del nucleo familiare |

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Uscito vittorioso dal Festival di Roma non più tardi di qualche giorno fa, Captain Fantastic è quella che si appresta a diventare una possibile sorpresa al botteghino nazionale nel mese di dicembre.

Ben (Viggo Mortensen) è padre di cinque figli, cresciuti ed istruiti in totale isolamento dalla società moderna: la famiglia vive in un bus/roulette nel bosco, si rifornisce di cibo cacciando e apprende dai libri disertando l’insegnamento istituzionale della scuola. La svolta arriva quando la madre malata muore e i funerali vengono organizzati dai genitori di lei, riluttanti ad adempiere le disposizioni testamentarie della figlia (che voleva essere cremata in una cerimonia divertente, con tanta musica). Ma il combattivo Ben e i figli non vogliono saperne: partiranno con il vecchio bus alla volta dei luoghi d’origine della donna nel tentativo di mandare all’aria i piani del suocero (Frank Langella).

Il post-Signore degli Anelli di Viggo Mortensen è apprezzabile: l’attore ha dimesso i panni della superstar (peraltro mai realmente indossati) preferendosi accasare in produzioni minori, ma artisticamente libere da qualsiasi direttiva. Disinteressatosi all’ambiente dorato di Hollywood, ha intrapreso un originale percorso attoriale (e linguistico) che lo ha visto distinguersi con invidiabile naturalezza in numerose occasioni, spesso scomode (pensiamo solo alla scena nel bagno turco di Eastern Promises). Captain Fantastic, nonostante il provocante titolo da film Marvel, rappresenta la naturale prosecuzione di tale intento.

Diversi sono gli appigli ai quali aggrapparsi per commentare brevemente l’opera. A scanso di equivoci vale la pena scriverlo subito: Captain Fantastic è un’ottima commedia, che racconta dei protagonisti molto originali, mantenendoli abilmente in bilico tra un modello di vita libero dalle convenzioni sociali che dominano le persone comuni e l’insensata degenerazione in freaks tra i più ridicoli. Riesce a commuovere per davvero, senza risultare eccessivamente melò.

Il modo in cui invece il film si struttura è al contrario del protagonista molto più schematico e ricorda in qualche modo episodi già visti nell’ambiente indipendente americano (Little Miss Sunshine). La regia stessa di Matt Ross non si spinge oltre la tipica messa in scena delle produzioni dal budget contenuto.

È allora chiaro che il punto di forza di Captain Fantastic stia tutto in Mortensen e negli interpreti secondari, in particolare nel figlio maggiore interpretato senza fronzoli e con umanità rara da George MacKay. Essi si scontrano, cambiano opinioni, si confrontano. È da questo rapporto binario che nascono le implicazioni che più ricorderò del film: infatti, saggiamente eliminata completamente la fase di elaborazione del lutto, il film celebra apertamente la necessità del dialogo. La cui conseguenza sarà un comune avvicinamento, sulle note di una bella cover di uno dei brani rock più apprezzati della storia musicale internazionale. Chi vedrà il film scoprirà quale sia il pezzo in questione.

-I.B.

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