Blue Jasmine – La Recensione

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Blue Jasmine (Woody Allen, 2013)

Con un’interpretazione signorile, la Blanchett ci racconta un personaggio femminile mostruoso e affascinante |

Ma che strano questo Blue Jasmine: parte con ritmo soporifero (tipico degli ultimi Allen), si sveglia dopo buoni venti minuti e accelera poi coinvolgendoci completamente nella vicenda. Quando l’affarista Hal (Alec Baldwin) si suicida in prigione e il governo si appropria di ogni suo bene, la moglie Jasmine (Cate Blanchett), al verde e superiore all’interesse che la gente comune ha per lei, si trasferisce dalla sorellastra Ginger (Sally Hawkins), una donna semplice con due figli, un fidanzato e felice con il poco che possiede. Qui, in un ambiente a lei estraneo, ogni sua instabile mossa potrebbe mettere a repentaglio la convivenza tra le due.

Se a malincuore di molti Woody Allen ha girato il suo film peggiore nella nostra Roma, con Blue Jasmine il regista recupera le sue doti migliori e tratteggia con maestria e a colpi di flashback la personalità fragile di Jasmine, il cui carattere incarna da solo il motivo di interesse del film. Se difatti la storia procede a rilento, è il percorso interiore di Jasmine, vissuto attraverso quel tormento mascherato da borse di Vuitton e diamanti in quantità, che sorregge da solo il film, grazie anche ad una back story che getta da sola le basi per i risvolti più interessanti e pessimistici dell’opera. La capacità di Allen nello scoprire le contraddizioni della società si esplica al meglio quando i primi dubbi sulla ricca relazione tra i due coniugi sorgono alla sorella della protagonista, Ginger. Ma dimenticatevi di Hal, il truffatore/traditore/impostore di Alec Baldwin: è Jasmine il vero mostro, una donna che semina dolore e rammarico a seconda del suo ultimo capriccio, salvo poi scoprirsi drammaticamente vuota verso la fine del film. Con un’interpretazione signorile, Cate Blanchett ce la descrive come un personaggio instabile e odioso, ma in fondo ammirevole.

Allen riesce infine a distinguere i due mondi che costituiscono l’anima del film: quello della protagonista, disilluso e raffinato, e quello del resto dei personaggi, formato dalla gente comune che trae piacere dalle cose più semplici che la vita può offrire. Un gioco di ruoli sottile e raffinato, che comprende, tra le altre, la partecipazione dell’incredibile Michael Stuhlberg, visto in A Serious Man.

– I.B.

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