Blade Runner – La Recensione

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Blade Runner (Ridley Scott, 1982)

Il più grande sci-fi di sempre, che ha reso Ridley Scott e Philip K. Dick delle celebrità |

QBLADE RUNNERuando alla sua prima uscita del 1982 la critica lo accolse freddamente, Ridley Scott non avrebbe mai pensato che il suo lavoro sci-fi sarebbe diventato, di lì a poco, un oggetto di culto protagonista di due successive uscite cinematografiche: il director’s cut e il final cut riescono ad essere addirittura migliori rispetto al già mastodontico originale. Che preferiate l’originale happy-end ecologico e speranzoso girato da Stanley Kubrick o il director’s cut che lascia allo spettatore la facoltà di immaginare come andrà a finire, il risultato è comunque il medesimo: siamo di fronte ad uno tra i più grandi film mai realizzati.

Harrison Ford, per i pochi che non hanno ancora avuto la fortuna di vederlo, è Dereck, poliziotto cacciatore di replicanti chiamato in servizio per un’ultima missione: sopprimere cinque androidi che si sono ribellate al controllo delle forze dell’ordine. Sulla sua strada trova inseguimenti, sparatorie…e l’amore.

Deliziandoci visivamente con una Los Angeles dilaniata dalla pioggia battente in un’epoca sempre più buia (siamo nell’ormai prossimo 2018), Scott gira il film servendosi dell’illuminazione fornita dalle lampade al neon della città o dalla luce accecante che penetra dalle veneziane: un paesaggio immediatamente identificabile, estremamente originale, che non ha avuto bisogno di una saga per affermare la propria mitologia. E’ ironico notare come, avvicinandosi all’anno in cui gli eventi sono narrati, alcune delle intuizioni del film (basato ovviamente su un romanzo: Do the androids dream of electric sheep? di Philip K. Dick) siano ancora lontane dall’avverarsi (fortunatamente nei cieli sfrecciano aerei e non automobili) mentre altre siano ormai state superate da tempo (i quotidiani letti sui tablet e non in forma cartacea). Comunque, come anche il regista e l’autore ben profetizzavano, la nostra sarebbe divenuta di lì a poco una società multietnica, egocentrica, caotica e soffocante in cui si sarebbero persi i rapporti umani e dove la vecchia domanda di che cosa ci distingua realmente dalle macchine sarebbe stata portata allo stremo. Muovendosi tra replicanti umani e umani senza morale, Scott cattura immagini visionarie ed emozionanti in grado di influenzare profondamente la Storia del Cinema di genere. Tutto sommato, quell’uomo è un genio. Al centro si accontenta di raccontare una love story tra due personaggi apparentemente già visti (Ford è il rude ma in ultima analisi romantico eroe hollywoodiano mentre Rachel è la bella e indifferente fanciulla da conquistare) mentre attorno ai due sviluppa un mondo più complesso e intrigante. Vi ricordate per esempio del sorprendente personaggio di J.F. Sebastian, terzo gioiello del film? E’ comunque quella di Rutger Hauer l’interpretazione migliore: il suo Roy, identificato inizialmente come crudele e pericoloso, si rivela alla fine del film un semplice uomo in lotta per la sopravvivenza. La sua battuta finale improvvisata è anche il motivo principale per cui questo è uno dei film più conosciuti e citati. Blade Runner è cinema a 5 stelle.

-I.B.

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