Birdman- La Recensione

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Birdman (Alejandro Gonzales Inarritu, 2014)

Iñarritu con Birdman critica Hollywood…e da Hollywood viene premiato |

locandinapg1 (2)Grazie ai quattro premi Oscar vinti, Birdman è ad oggi il film più famoso di Alejandro Gonzàlez Iñarritu, ed è sicuramente l’ennesima conferma del grande successo che i cineasti messicani stanno (giustamente) riscuotendo negli ultimi tempi all’interno della sempre instabile industria del Cinema. Il film ha come protagonista un attore fallito, Riggan (Michael Keaton), una celebrità che in passato ha recitato in numerosi blockbuster ma che oggi, senza più addominali scolpiti a supportarlo, è finito nel dimenticatoio. Si dà al teatro nel tentativo di rivivere altri successi, ma sono mille gli imprevisti che lo separano dall’agognato trionfo. Compresi un attore sbruffone (Edward Norton) e una figlia con cui da anni non ha più rapporti (Emma Stone).

Se si etichetta Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) come film originale questo non è certo dovuto ai temi che mette in gioco. Si parla di fallimento e paternità, senza dubbio contenuti sempreverdi che non necessitano di essere ulteriormente messi sotto i riflettori del cinema tante sono state le volte in cui essi si sono presentati. Il film diventa invece pungente (e di conseguenza avvincente) quando chiama in causa nomi noti del mondo del Cinema e ne mette in ridicolo le recenti avventure nel mondo del mainstream hollywoodiano. Le battute su Robert Downey Jr., Michael Fassbender e Jeremy Renner, “rei” di essersi dati ai fumetti (ma la cosa davvero esilarante è che anche Keaton e Norton hanno recitato in cinecomics qualche anno fa, rendendo questi momenti decisamente autocritici), sono divertenti, e per non farsi mancare nulla Iñarritu ci aggiunge qualche inserto da black comedy in stile Coen con accuse a facebook e twitter. Niente di così nuovo o geniale da essere ricordato con una statuetta d’oro in realtà, ma se il film non viene celebrato particolarmente per quello di cui parla è altresì vero che è stata la sontuosa classe di Iñarritu (per quanto alla lunga un po’ frastornante) a detronizzare Richard Linklater dal trono dell’Oscar certo come miglior regista grazie ad un uso della cinepresa non dissimile da quanto faccia Cuaròn in Children Of Men. Il suo piano sequenza infinito denota una proprietà del mezzo tecnico e una sicurezza nell’usarlo al limite della presunzione (così come la colonna sonora di sola batteria), ma alla fine la spavalderia con cui disegna il suo Birdman è degnamente ripagata dallo stupore del pubblico. I momenti in cui Riggan spicca il volo per esempio sono fantastici, si rimane giustamente a bocca aperta mentre sorvola strade affollate o percorre seminudo le vie newyorkesi.

Ad un’analisi lucida si può sicuramente imputare a Birdman di aver sacrificato il suo lato emotivo (non si viene totalmente agganciati alla storia in sé) a favore di una tecnica che in alcuni momenti del film diventa semplice esibizione, ma l’intesa del cast (Edward Norton è quasi migliore di un comunque pazzesco Michael Keaton, e le parole non bastano per descrivere la grandezza dell’attrice di Mulholland Drive Naomi Watts) porta il film del messicano in cima alle classifiche di gradimento di pubblico e critica. Tuttavia…tuttavia non possiamo che provare una sorta di pungente nostalgia se ripensiamo alle meravigliosa opere passate del messicano: più grezze forse, ma anche più vere, liriche, toccanti. Ripensiamo ai combattimenti tra cani in “Amores Perros”, ai tormenti esistenziali di Benicio del Toro in “21 Grammi” e a quel colpo di fucile sparato da due ragazzini qualsiasi in “Babel” (probabilmente il capolavoro assoluto del regista). E vediamo che non ci sono più, sostituite da uno splendido contenitore…vuoto.

In tutto il subbuglio dell’Oscar un vincitore silenzioso passa quasi inosservato e sembra giusto ricordarlo almeno qui: è Emmanuel Lubezki, il direttore della fotografia che lo scorso anno vinse con Gravity (altri infiniti piani sequenza) e che quest’anno bissa meritatamente.

– I.B.

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7 comments

  • Io ancora non sono riuscito a vederlo. Mannaggia…Oramai ne leggo ovunque…devo proprio darmi una mossa.

  • mi sono fatto coinvolgere dalla classe e dalla maestria di Inarritu, infatti credo che l’Oscar sia più che meritato. Ma il punto è che la qualità della sceneggiatura, del cast e della regia rendono Birdman un film straordinario (gli avrei dato anche 5 stelle). Comunque ottima analisi, ci si vede al prossimo post 😉

  • Io ritengo che l’Oscar sia ben meritato, in quanto pochi registi ormai hanno il coraggio o la voglia di imbarcarsi in imprese di questo tipo. Devo inoltre divergere dalla tua opinione riguardo il lato emotivo del film: con attori così bravi non ho potuto fare a meno di immedesimarmi, nonostante prima di entrare al cinema sapessi già a memoria la trama.

  • Si può sicuramente imputare a Birdman di aver sacrificato il suo lato emotivo (non si viene totalmente agganciati alla storia in sé) a favore di una tecnica che in alcuni momenti del film diventa semplice esibizione, ma l’intesa del cast (Edward Norton è quasi migliore di un comunque gigantesco Michael Keaton, e le parole non bastano per descrivere la grandezza dell’attrice di Mulholland Drive Naomi Watts) porta il film del messicano in cima alle classifiche di gradimento di pubblico e critica.
    ECCO IL COMMENTO PERFETTO CHE AVREI VOLUTO SCRIVERE IO PER LA MIA RECENSIONE
    COMPLIMENTI!!!!!

  • Non è quello che mi è piaciuto di più, però mi ha colpita ugualmente. L’ho visto in inglese e grazie al tipo di ripresa mi è parso di assistere continuamente ad un’opera teatrale. Credo che lo riguarderò, in italiano, per seguire meglio i dialoghi. Ne ho scritto, se ti va di leggere mi fa piacere 😉 ciao!

  • Ottima recensione come sempre Ivan! Bravo! :-)

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