Before the Flood: è solo la fine del mondo

Image from the movie "Before the Flood"

Sto giro purtroppo Jack Reacher non c’entra: il “punto di non ritorno” cui allude DiCaprio nell’omonimo documentario non è il sottotitolo italiano del nuovo action di Tom Cruise, ma è l’odierna situazione climatica, quella della giornata che state vivendo.

Il torpore delle notizie riguardanti il riscaldamento globale ce lo fanno avvertire da ormai troppo tempo come un fantasma prossimo a manifestarsi in un futuro imprecisato e comunque lontano, con i dietrologi sempre sul chi va là e i pigri che non agiscono in nome dell’inutilità di una presa di posizione individuale in mezzo a miliardi di inquinatori seriali. Quanto ai negazionisti, dispiace dire senza il minimo dubbio che loro e gli scettici si sbagliano, ma i dati raccolti dagli studiosi sono evidenti anche all’osservatore più profano a tematiche di natura scientifica-metereologica.

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La sostanza di Before the flood – Punto di non ritorno è, ahime, la conferma di ciò che già 12 anni fa Al Gore aveva messo a nudo nell’epocale Una scomoda verità: la problematica climatica è stata sottovalutata per decenni, al punto tale che si è inanellata con tutta una serie di fattori e problemi minori indissolubilmente legati alle nostre insane (ma dure a morire) abitudini: gli ingombranti allevamenti di bovini, la deforestazione pesante, l’estrazione scriteriata di petrolio.

I potenti, per forza di cose riluttanti all’idea di prodigarsi in soluzioni alternative alle attuali (peraltro frivole e prive di oggettiva consistenza), nella migliore delle ipotesi cercheranno di risolvere la questione da una prospettiva esclusivamente umanitaria, senza curarsi cioè dell’aspetto biologico del problema: l’estinzione di animali e vegetali sembra essere un destino ormai di fatto accettato come ineluttabile (questo in sostanza sembra emergere dallo sconfortante rapporto di Barack Obama a Leonardo DiCaprio, sebbene travestito da un ottimismo di facciata).

DiCaprio è pessimista e ne ha ben donde: un’inversione di rotta, proprio sulla soglia dell’Apocalisse (e non si esagera), appare anche a mio parere personale utopico, al momento, uno scenario da film di fantascienza. Triste e ammonitorio, Before the flood non può far altro che aggiornare le tristi statistiche sviscerate da Gore e confermare la raccapricciante tendenza cui stiamo andando incontro, incuranti di un domani molto vicino che non siano le prossime 24 ore.

Ora che al potere negli States è salito il tycoon che annunciava la necessità del riscaldamento per non subire più il freddo, non ci si può che chiedere cosa abbia significato per l’umanità intera la sconfitta di Gore alle presidenziali del 2000: non per esagerare, ma forse l’aver preso una direzione sbagliata ad un vincolo cruciale per la storia dell’umanità?

Tornando sul pezzo, in questa sede non si vogliono cercare scuse nè cercare difetti o pregi dell’ammirevole lavoro di DiCaprio. Per questo l’articolo non vuole essere una misera recensione del documentario, operazione chiaramente inadeguata e irrispettosa nei confronti del problema più grave di questo secolo (e poi non ce ne sarebbe bisogno perché quando in produzione troviamo National Geographic la qualità è assicurata). Inutile come scomodare le alte sfere, nascondersi dietro l’altrui menefreghismo, in “modalità ipocrita” tacciare il documentario di Leo come l’ennesimo documento di propaganda verde (e che male ci sarebbe, poi?). 

Siamo noi che abbiamo realizzato la gravità della situazione a dover per primi agire, cancellare la maleodorante nube tossica delle nostre azioni quotidiane. Come? Maggior oculatezza nel consumo, eliminazione del superfluo ecc…

Scadiamo nel retorico, certo, ma l’irresponsabile comportamento umano ci dimostra che la sensibilizzazione è ancora importante, non ha esaurito il suo compito (in)formativo: la speranza che questa problematica troppo occultata dagli organi di informazione possa raggiungere il cuore di un leader of tomorrow è viva, e, per inciso, la buona volontà di DiCaprio è lodevole. Come l’attore, dicevo, non sono ottimista, tuttavia il sogno di un mondo verde ci animerà fintanto che l’ultima possibilità che ciò avvenga sia venuta meno.

Il documentario, andatelo a vedere (lo trovate gratuitamente su ogni piattaforma), si intitola Before the Flood: ridotto all’osso è un passionale invito a fare presto, prima che il “before” scivoli via e si trasformi in “now”, negando la possibilità di un “after”.

“Se ami i tuoi figli, questo è il film che devi vedere”, si diceva nella frase di lancio di Una scomoda verità. Per estensione l’ammonizione è valida anche per il doc. di Di Caprio. Qualsiasi azione a favore del pianeta farà bene: anche chiudere questa finestra del browser e spegnere il tuo pc.

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One comment

  • Sicuramente il tema ambientalista oggi è più che mai attuale, ma la verità più scomoda (per citare un altro doc. famoso) è che l’avvento recente (poco più di un secolo fa) del capitalismo americano ha generato un consumismo talmente esasperato da non lasciare eredi futuri. Sembra facile dare la colpa allo smog, alle industrie chimiche o peggio agli allevamenti intensivi…quello che non è ovvio per niente è che più di 200 miliardi di Animali ogni anno muoiono per soddisfare la fame di gola e gloria di un essere Umano egoista e corrotto.
    Non serviranno altri speciali film propagandisti per celebrare l’ego psicotico di un killer spietato così tanto narcisista da affermare: “Questa è pelliccia d’Orso? E’ fantastico!”

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