Avengers – La Recensione

Image from the movie "The Avengers"
Avengers (Joss Whedon, 2012)

Dream Team |

the_avengers_poster_Joss Whedon era un nome pressoché sconosciuto al grande pubblico prima che uscisse The Avengers (qualche appassionato di Quella casa nel bosco?), eppure l’intelligenza dei vertici Marvel ha intravisto, dietro a quel viso un po’ rude e un po’ paffuto, l’uomo giusto per chiudere un ciclo di film di enorme successo (l’ormai celebre Fase Uno che Marvel iniziò con Iron Man nel 2008) ed aprire un portale verso gli altri cinecomics della seconda fase (che finirà presumibilmente con Avengers: Age of Ultron). E così eccoci al primo nodo cruciale della mega-saga portata avanti parallelamente in quattro anni da sei film. Ma quelle che abbiamo visto finora erano solo backstories, punti di partenza che presi singolarmente potevano anche risultare godibili (eccezion fatta per Thor e Captain America), ma che ad oggi sono soltanto la prima parte di un percorso più ambizioso di cui The Avengers costituisce una tappa fondamentale. La questione che determina la riuscita dell’operazione è quindi riassumibile così: come riuscire a dare il giusto peso ai vari personaggi in questa complessa ricetta? Whedon seleziona innanzitutto gli ingredienti (8 supereroi), li sottopone uno ad uno al controllo qualità, mette insieme e mescola il tutto, poi in forno ad alta temperatura con cottura lenta e voilà: ecco per voi pronto un concentrato di adrenalina e divertimento lungo quasi due ore e trenta minuti.

Nella prima ora Whedon corregge le imperfezioni dei film precedenti e lavora su alcuni personaggi (“l’arretrato” Captain America è tra questi), ne riscrive da capo altri (l’Hulk di Mark Ruffalo) e raccoglia in pillole tutto quanto c’era di buono nei precedenti film (l’irriverenza di Downey Jr. in primis). Il contenuto di questo “fumettone” è per ovvie ragioni da maneggiare con cura e sotto l’occhio attento del Nick Fury di Samuel L. Jackson, ma il regista sembra già conoscere il da farsi. E anche noi possiamo prevedere lo sviluppo dell’avventura dei nostri eroi, con tanto di frizioni iniziali tra i vari membri del team, le immancabili tensioni interne, le gelosie, le trappole del malvagio Loki (Tom Hiddleston) e lo scontro da disaster movie nel finale. Eppure, strano a dirsi, il piacere che possiamo trarre dal passare una serata sulla poltrona calda in compagnia di questi freaks in costume che salvano il mondo non viene messo in pericolo dall’immediatezza della trama.

Ma Avengers, nonostante tutto questo, ha dei difetti evidenti. I limiti più che altro vengono sintetizzati dalla differenza di toni a volte troppo evidente che separa i diversi micro-universi a cui appartengono i singoli personaggi. La comicità irriverente di Stark (Downey Jr.) mal si accompagna all’epica di Thor (Chris Hemsworth), per esempio, ma si sposa a meraviglia con il linguaggio tecnico del dottor Hulk (“finalmente qualcuno che parli la mia lingua!”). Per questo all’interno del team si formano dei piccoli sottogruppi che combattono quasi indipendentemente mettendo più di una volta a rischio l’organicità del complesso, e tuttavia alla fine Whedon riesce (cosa non facile) a coreografare la distruzione di New York in maniera audace e riuscita: basta per definirlo solido? Dipende ovviamente dal tipo di spettatore a cui lo si chiede. Onestamente pare poco, ma allo stesso tempo abbastanza per divertire.

Altro punto interrogativo poi, sarebbe il “solito” finale che non ha il coraggio di chiudere una storia perché questa potrebbe essere una miniera d’oro per chi sa quanti episodi ancora. Per questo motivo, devono aver pensato alla Marvel, sacrificare un voto ottimo della critica a discapito di uno comunque buono rimane cosa accettabile se ciò avviene a fronte di nuovi probabili milioni di dollari da incassare con le future uscite.

– I.B.

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