Avengers: Age of Ultron – La Recensione

Image from the movie "Avengers: Age of Ultron"
Avengers – Age Of Ultron (Joss Whedon, 2015)

Senza evolvere in maniera significativa le linee narrative principali del franchise Marvel, Whedon propina l’ennesimo episodio di transizione |

10869325_591589580977275_2778898650041679518_oSiamo onesti: se al copione del primo film sostituissimo la parola “Loki” con la parola “Ultron” otterremmo con buona approssimazione la trama di questo atteso sequel, Avengers: Age Of Ultron. E la cosa sorprende, anche per chi conosce bene la propensione della Marvel a ripetere se stessa di film in film. Sì perché quando al timone c’è un regista come Joss Whedon (autore già di The Avengers) ci si aspetta sempre qualche guizzo (sia in sede di scrittura che in cabina di regia) che sia perlomeno all’altezza delle gag che Jon Favreu aveva costruito ai tempi del primo Iron Man, ma anche e soprattutto si pretende di assistere ad una storia capace di andare oltre le illogiche trovate degli altri cinecomics per puntare ad un intrattenimento più completo e soddisfacente. Ci si vorrebbe trovare di fronte, per farla breve, ad un bel film. Whedon aveva in tempi non sospetti proclamato ai quattro venti che avrebbe creato un sequel diverso dall’originale, che le (tante) new entry del team non sarebbero state fini a se stesse e (soprattutto) che Ultron (fantastico il doppiaggio metallico di James Spader nell’originale ma poco affascinante come figura fisica) sarebbe stato un robot diverso dai molti già visti sul grande schermo. Non sappiamo se per esigenze dello studio o per mancanza effettiva di idee, fatto sta che tristemente nulla di tutto ciò accade nel suo nuovo blockbuster.

Il film inizia con una serie di passi falsi (piani sequenza palesemente digitali e una messa in scena eccessivamente caotica) che innervosiscono lo spettatore impedendogli di entrare nell’atmosfera del film, e ciò infastidisce oltre ogni previsione. Per fortuna, dopo l’inizio ambientato nei bellissimi e mal sfruttati set della Val d’Aosta, Whedon offre una serie di scene dialogate che alleggeriscono la visione e divertono il pubblico con battute all’altezza, compresa quella tanto polemizzata sullo ius primae noctis. Come da copione arriva poi la genesi del nemico: come anticipavo c’è una (poco originale) intelligenza artificiale chiamata Ultron, creata da Tony Stark e liberatasi poi come nel più classico dei film di fantascienza, a dare del filo da torcere ai nostri. Il mondo è minacciato (perché poi?), gli Avengers alle prese con le solite liti interne. E via di questo passo il resto è facilmente immaginabile anche dal meno partecipe degli spettatori. La più amara e ovvia constatazione è che al centro di Avengers: Age Of Ultron non vi sia una storia da seguire: Whedon prosegue per accumulo più che per logica e alla fine l’unica cosa che distingue questo secondo capitolo dal primo è la presenza di una serie di nuovi personaggi di cui il più riuscito è sicuramente il Visione di Paul Bettany -deludenti invece i gemelli Maximoff interpretati da Aaron Taylor Johnson ed Elizabeth Olsen. Il resto sono soltanto spunti, gemme (e Gemme) in attesa di sbocciare, poco alla volta, in futuri film (come Andy Serkis, che si mostra con il suo vero volto nel ruolo di un futuro villain). Troppo poco, insomma, per rendere il film meritevole di una visione nell’immediato.

Non un episodio maggiore e titanico quindi: Avengers – Age Of Ultron è soltanto l’ennesimo episodio di un puzzle gigantesco che però non è in grado di fare l’unica cosa che gli veniva davvero richiesta: evolvere le linee narrative dei vari personaggi, che alla fine del film si ritrovano praticamente al punto di partenza. Quando le luci della sala si spengono, prima che il film inizi, l’attesa è squisita. Quando si riaccendono si fatica già a ripercorrere le fasi salienti di questo insipido film.

– I.B.

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