Animali Notturni – La Recensione

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Animali Notturni (Nocturnal Animals, Tom Ford)

Anomalo ibrido tra romanzo e vendetta, Animali notturni è un thriller senza mordente | 

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Susan (Amy Adams) viene lasciata sola per l’ennesimo week end dal marito con la scusa di un viaggio d’affari, ma in realtà è la solita fuga d’amore metropolitana. Sono la classica coppia alto-borghese annoiata e senza più passione. Depressa, la donna si rifugia nella lettura del romanzo scritto dall’ex marito (Jake Gyllenhaal), il quale ha deciso di dedicarle l’opera e di fargliela recapitare in anteprima direttamente a casa sua. Dopo appena qualche riga, Susan rimarrà esterrefatta dal contenuto del libro: una storia di ordinaria violenza e paura, dove un padre di famiglia (sempre Jake Gyllenhaal) cerca vendetta per lo stupro e l’uccisione di moglie e figlia.

Ad un certo punto nel film, Susan, evidentemente scossa dallo scioccante contenuto di “Animali notturni” (questo il titolo del libro nel libro che intitola l’opera), decide di contattare via mail l’ex compagno. Inviato il messaggio, la mdp immediatamente inquadra Gyllenhaal intento ad usare il pc, suggerendo che egli ha appena letto il messaggio della ex e sta’ per risponderle. In realtà, l’uomo inquadrato si rivela un attimo dopo essere il Gyllenhaal “letterario”, protagonista del libro intento a smanettare alla tastiera. Questo piccolo sussulto si rivela a conti fatti la trovata migliore di Animali Notturni, l’unica transizione di una certa efficacia tra il piano reale e letterario che uniti compongono l’anomalo ibrido di Tom Ford, basato sul romanzo Tony e Susan.

La storia d’amore e separazione che segna il mondo effettivo e quella di vendetta che rilegge la realtà in chiave alternativa scorrono per il resto del film parallele, fino a coincidere in un finale di eloquente significato. Ford o chi per lui intende con questo dire che l’Arte non è altro che un’espressione attraverso cui comunicare in via indiretta i propri problemi, sentimenti e demoni che nella vita reale vengono giudicati ed etichettati. Per questo Susan rimane sconvolta dalla lettura: nel libro emerge la prepotenza e la violenza dei sentimenti dell’uomo che nel corso della loro relazione egli aveva sempre mantenuto latenti. Accusato di eccessiva sensibilità e debolezza, l’autore si ribella “pacificamente” al mondo e trova nella narrazione di un violento neo-western l’occasione per riscrivere il proprio carattere.

E’ il secondo tentativo cinematografico di Tom Ford, dopo il pretenzioso caso umano di A Single Man. La coerenza e complessità che lo stilista mostra nel portare a compimento la sua parabola è se non altro il sintomo di un percorso di maturazione intrapreso. Purtroppo però, il soggetto si rivela privo di originalità in diversi momenti, soprattutto se ridotto nelle sue due componenti elementari: la donna sedotta e abbandonata e la vendetta di un eroe solitario in preda alla collera. Inoltre, il film denuncia uno scarso appeal nei confronti del pubblico smaliziato che già intuisce il solito taglio “vendicativo” che gli si va a propugnare.

Da uno stilista poi ci si aspetterebbe molto anche esteticamente: purtroppo le sue inquadrature, per quanto caratterizzate da personaggi con messe in piega perfette (e vestiti probabilmente anche bene), si rivelano poca cosa al cospetto dei maniacali componimenti formali di un Nicolas Winding Refn. E il richiamo all’autore danese non vuole essere forzato visto che Animali Notturni si apre con una pioggia di brillantina (The Neon Demon) e prosegue lungo il perimetro di una violenza disturbante, messa in scena però senza un briciolo di inventiva.

Le scene in generale sono superficiali e prive di un elemento distintivo che le faccia davvero emergere. Non ci si chiede mai come il film andrà a finire, primo perché il romanzo è scontato e secondo perché Amy Adams non crea la giusta empatia con il pubblico. Magari al terzo film sarà possibile evidenziare un giudizio più completo sul cinema e la regia di Tom Ford.

I.B.

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