Alexander – La Recensione

Image from the movie "Alexander"
Alexander (Oliver Stone, 2004)

Un kolossal completo sotto ogni aspetto. |

Alexander_Oliver_Stone_Val_KilmerPur avendo ricevuto giudizi dalla critica tutto sommato indegni di un grande regista quale Oliver Stone evidentemente è, Alexander è un capolavoro (o quasi) non annunciato. Come suggerito dal titolo il film narra le gesta dell’omonimo re macedone (Colin Farrell), l’uomo che, dopo aver conquistato il mondo, “si crucciava che non vi fosse un altro universo”, per dirla con Foscolo. Alessandro fu colui che unificò la Persia e l’Egitto sotto l’egida macedone e colui che per primo arrivò tanto lontano dalla propria patria da vedere di fronte a sé le sponde del fiume Indo.

Stone dà un taglio romanzato al punto giusto e del tutto personale alla vita di una personalità fondamentale nella Storia del mondo antico, senza temere paragoni azzardati con gli eroi della mitologia ellenica, ma concentrandosi al tempo stesso e con maggior dedizione sull’astrusa personalità del personaggio. Cresciuto da una madre (l’Olimpia di Angelina Jolie) che lo ha reso diffidente al genere femminile e che ne ha incitata la smania di potere (e con cui ha tra l’altro un rapporto che ha del morboso) e vissuto all’ombra di un padre libertino (il Filippo di Val Kilmer), Alessandro accarezza ora la divina arte bellica di Achille ora la maledetta perdizione del tormentato Prometeo, con Farrell che nella seconda parte del film incarna molto bene il concetto di follia. Ma il bravo attore di Miami Vice non è l’unica stella del film: la già citata Angelina Jolie, Cristopher Plummer (è Aristotele), Val Kilmer, Jared Leto (nel ruolo di Efestione) e Anthony Hopkins (Tolomeo) si contendono le migliori battute dei personaggi secondari.

Fortunatamente non è solo la recitazione il punto forte della pellicola. Le immagini di Stone per esempio sono epica rara, riuscendo in un sol colpo a far rabbrividire il team che ha realizzato Troy: Babilonia rivive l’antico splendore e le guerre, brutali e sanguinolente, vengono riprese ora da primi piani frenetici ora da panoramiche a volo d’uccello. Ma il regista dà il meglio di sé quando, accompagnato dalle musiche di Vangelis, incalza dialoghi che quasi trascendono il semplice obiettivo del film (l’intrattenimento) indugiando spesso in delicati primi piani. Ciò che sentiamo sembra a tratti aver più valore come significante che come significato, ma Alexander è, dopotutto, un kolossal completo sotto ogni aspetto: tecnica registica, recitazione, cuore e spettacolo.

– I.B.

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